giovedì 6 ottobre 2011

Grandi nomi e un nuovo sito per il 2012

Il comitato organizzatore è già al lavoro per la seconda edizione del TBF, che si terrà sempre a Caldonazzo (Tn) dal 15 al 17 giugno 2012. Diversi gli scrittori e le scrittrici che hanno già dato – o lo stanno facendo in questi giorni – la propria adesione, interessanti gli spettacoli su cui si punterà. Belle novità anche per il TBF Junior… Vi abbiamo incuriositi abbastanza? Un po' di pazienza e vi daremo conto di tutto. Su un sito internet tutto nuovo…

lunedì 20 giugno 2011

TBF: tutta un'altra musica, parola di Andrea Castelli

Sono proprio questi i giorni in cui negli uffici tanto pubblici quanto privati circola, fascinoso come una sirena, il foglietto dei desiderata. Ognuno avrebbe mille righe da scriverci su, ma quasi tutti finiamo per esprimere la speranza di aver libera la mattina del giovedì o, memento audere semper, il lunedì, sapendo in cuor nostro che tanto lo daranno, come sempre, alla collega Giovannoni. Proprio come il foglietto dei desiderata, il TBF ha spezzato la routine un attimo prima dell'estate, ridotta in diversi casi a sinonimo di ferie. E se tra i desiderata si ritrovassero per avventura indicati letture, incontri con gli autori, conversazioni letterarie, la prima rassegna letteraria indipendente del Trentino li ha esauditi. Inserendosi a meraviglia in quello che è per due intere giornate divenuto lo spirito del luogo, abitato da gente felice e in molti casi dimentica del fatto che la pioggia bagna o che stando nel vento si busca il raffreddore, nella serata di domenica 19 Andrea Castelli ha trovato il Teatro, eterno oggetto delle sue ricerche.

La realtà nello "sguardo di mezzo" di Carmine Abate

È poco più di un bambino Fabio, ma la voce di Carmine Abate arriva fino a lui, lo sollecita, gli fa nascere una curiosità. E trova così il coraggio per fare una domanda, chiede all'autore di "Vivere per addizione" (2010, Mondadori) qual fosse il desiderio più grande della sua vita. La risposta, oltre a commuovere tutti, decide il taglio dell'incontro che va a toccare i temi degli affetti e dell'appartenenza. Avrebbe desiderato stare per sempre con suo padre, Abate, mentre gli è toccato dall'infanzia assistere o essere protagonista di partenze e strappi dolorosi. Nell'ambito della letteratura dell'immigrazione, la testimonianza delle diaspore quanto la necessità di non disperdere il proprio passato sono tematiche care allo scrittore originario della piccola Arbëria. Lì si nasce (Abate, in particolare, a Carfizzi di Crotone il 24 ottobre 1954) marcati da un doppio destino di lontananza: i loro nuclei nascono dall’esilio, dalla fuga.

“Vivere per addizione e altri viaggi” Carmine Abate dialoga con Carlo Martinelli
di Tiziana Tomasini

Era nell’aria. L’acquazzone annunciato si è rovesciato sul Trentino Book Festival di Caldonazzo con notevole intensità. Niente paura. L’incontro è in programma al coperto, nel caseificio di viale Stazione, alle ore 20.00. Alcuni prendono posto in sala con notevole anticipo, già dalle 19.30; nella libreria TBF la colonna dei libri di Carmine Abate (la cui produzione letteraria è inclusa nella Piccola Biblioteca Oscar Mondadori) sta calando vertiginosamente.

Se SuperMario fa sul serio

Non era scontato. Intanto, che s'aprisse in maniera tanto naturale quanto intensa la comunicazione tra Antonio Fogazzaro, antico visitatore del Trentino (non troppo distante dalla sua Vicenza) appassionato fino ad apprenderne alcuni dialetti, e il pubblico che affollava il tendone di Piazza Municipio domenica 19 nel pomeriggio. Non era affatto scontato, poi, che i racconti ottocenteschi di uno scrittore - noto ai più per le ingombranti trasposizioni televisive da certi romanzi - risultassero tanto connessi al quotidiano e ad una certa sue attuale deformità. Niente funziona e "La Nitàlia lè na brodèga", espressione la cui traduzione puntuale lasciamo ai puristi, contenti abbastanza di una prima facile deduzione. Altra scommessa azzardata, e vinta, la voce scelta per dire il testo dell'autore di "Malombra". Da diversi anni Cagol delizia i suoi conterranei, e non solo, piegando ogni strumento (anche tecnologico) della comunicazione al pervicace intento di illuminare, dell'habitus trentino, gli aspetti più buffi e incongruenti. L'invito al pensiero, addentellato non secondario del divertimento, è stato leva di vantaggio in una situazione in cui SuperMario ha sfruttato abilmente corde diverse dalle abituali e non per questo meno efficaci nel tenere altissima l'attenzione e la tensione negli spettatori, cui il Coro La Tor ha regalato alcune magistrali esecuzioni di motivi locali. Un momento di vero sollievo, una perla cavata dal fiume (o dalla brodèga?) dei giorni.

Balenghi e sognatori in Località Pineta

"Qui si narra di Peppin Meazza che, quando voleva, accendeva il gioco come se girasse l’interruttore della luce. E di Alessandro Bianchi che giocava largo a destra, quasi preferisse non disturbare. (...) e di quando Boninsegna prese la forma del fulmine. C’è chi l’Inter se l’è portata in montagna: dentro a una radiolina, o sotto il sellino di una bici da corsa, tra Coppi e Skoglund, o sul Ventoux in compagnia di Francesco Petrarca, o in bilico su una cengia dolomitica". È stato presentato al Campo sportivo di Caldonazzo, domenica 19 giugno, all'interno del programma del Trentino Book Festival "Inter nos, 23 storie in nero e azzurro" (2011, Curcu & Genovese). Locuzione che unisce ciclismo e football, Em bycicleta significa "nel gergo calcistico brasiliano, tiro a volo con salto mortale all'indietro"

domenica 19 giugno 2011

Farsi insegnare da chi l'italiano non lo sa

Premesso che chi scrive predilige appunto lo “scrivere” al dialogare, premesso che dialogare è comunque un’espressione del pensiero e premesso che le nuove esperienze culturali non solo arricchiscono ma appassionano al punto di volerle nuovamente e con più slancio sperimentare, il pomeriggio di domenica 19 giugno 2011 è stato “il” pomeriggio. Giornata spettacolare, su più fronti, qui al Trentino Book Festival. Cielo spazzato dal vento insistente, sole che pare estivo, alla soglia di una desiderata estate. Nella piazzetta alla Fonte –  cuore caldo  di Caldonazzo – tutto è pronto. Sedie rosse e qualche spettatore in anticipo, tavolo con fiori e microfono.

Giancarlo Narciso e Tersite Rossi: lo scrittore e la critica sociale

Anche il noir civile ha il suo spazio al TrentinoBookFestival con Giancarlo Narciso ed il suo «Solo fango» e Tersite Rossi con «è già sera tutto è finito». Un'ora di frizzante discussione, partiamo dalla fine. Quale sarà la coesistenza futura tra libro ed eBook? «I libri costano troppo - sottolinea Narciso - si potrebbe pensare a qualche forma per ridurne il costo. L'eBook reader è comodo perchè si possono portare molti testi anche in viaggio e con un «aggeggino» posso avere ciò che voglio». L'eBook dovrebbe però costare molto meno. «Non capisco perchè il mio «Solo fango» costi 16 euro in versione cartacea e ben 9 in quella elettronica».
Mattia Maistri, una delle due metà di Tersite Rossi, avverte il rischio che «con l'eBook anche il libro possa diventare un prodotto usa e getta, con un rischio zapping televisivo che svilirebbe il prodotto». Narciso rilancia l'eBook sostenendo che «un libro ha una vita di scaffale di 6 mesi, con l'eBook si allungherebbe la vita».
Nel futuro letterario di Narciso c'è un libro divertente sull'orso assassino in Trentino, mentre con «Other side», libro di mezzo tra «Solo fango» e la nuova creazione, «sono tornato ad essere quello che sono, uno scrittore di «intrattenimento commerciale»».
Tersite Rossi sta invece preparando un giallo fantapolitico, «un monito - ricorda Marco Niro - per andare al di là dei facili entusiasmi e guardare con più attenzione a ciò che si muove sottotraccia».

Certi che non v'è certezza, se non nella parola

Ogni testo contiene dei significati di cui l'autore può restare a lungo ignaro, osserva Giorgio Antoniacomi dopo aver ascoltato l'attore Denis Fontanari leggere brani di suoi lavori. Nell'occasione in cui si presenta "Terza persona plurale - Racconti portoghesi: due narrazioni", Antoniacomi sottolinea come ogni incontro sia nella vita un'occasione. Anche per mettere al vaglio, perché no, la solidità di certe scelte, la loro vocazione a durare piuttosto che la loro revocabilità. Se è possibile che uno scrittore non riconosca più le sue righe, o non le veda più uguali a quelle che da sempre conosce, è anche possibile che un uomo incontri se stesso più volte, e che si riconosca, seppure tanto diverso in età e in caratteristiche. Nasce così il paradosso di un'autobiografia che è tutto fuorché compatta e coerente, in cui la biografia dell'autore passa attraverso situazioni diversissime tra loro. Una straordinaria sensibilità induce, sottolinea Alberto Pacher che affianca Giorgio nella doppia veste di fraterno amico e di collaboratore, all'ascolto appassionato e al reperimento di preziose informazioni che pervengono e sono rese tramite la parola. Un'ineffabile ironia, impreziosita da una coltivata passione per le opere dell'ingegno umano, tempera lo slancio ed evita la dispersione o, peggio, la trappola dell'identificazione

Stieg Larsson, un amico su cui contare

È una storia di sentimento, tante parole e qualche numero quella che Kurdo Baksi racconta oggi, domenica 19 giugno. Ad ascoltare, un pubblico che della trilogia "Millennium" conosce - secondo il moderatore Alberto Faustini - proprio tutto fino al punto che a domanda precisa "che avviene a p. 345?" è molto probabile che si avrebbe precisa risposta. Ora, se la trilogia è dato di realtà, va da sé che sul 4 si fantastica assai. E parte come in difesa Baksi, che "non vuol parlare molto" di un ipotetico quarto libro per alcune controversie in essere con gli eredi di Larsson, assai dotati della concretezza che al loro caro, spesso ritardatario o addirittura dimentico nell'incassare assegni, difettava completamente. Quindi sul 4 scenda la tenebra delle lunghe notti svedesi, che ci hanno dato un genio, oltre che a un felice filone aurifero su cui è attualmente concentrato l'editore Marsilio. Tre sono i titoli cult cui siamo abituati, ma ci voleva Kurdo, il "fratello minore" nel sodalizio costituitosi nel '92, per rivelarci come ben altre quantità avesse in mente Stieg. Il "fratello maggiore" svolgeva in parallelo la narrazione di cinque romanzi, per cui ben cinque primi capitoli hanno visto la luce. Insoddisfatto del quarto, l'autore era passato, con disinvoltura, al quinto. Fratello maggiore era un genio, ci assicura Kurdo, ma non con i numeri. Il che ci porta ad aprire sulle caratteristiche personali e al numero due.

sabato 18 giugno 2011

Mauro Corona raddrizza il mondo

Siamo a rischio di oblio di noi stessi e a farcene memoria verranno fame e freddo, di fronte ai quali "l'uomo mostra ciò che è, puro istinto vitale, in cui non han posto né altruismo né bontà né alcun'altra edulcorazione del reale". Ricorre sovente la parola edulcorazione nell'eloquio di Mauro Corona, che ne affronta con coraggio la pronuncia resta ostica dalla dura "z" ertana. E nell'immaginario di chi ascolta viene proponendosi una scena nuda, o poco allestita, in cui a confrontarsi in un duello titanico stanno appunto Edulcorazione, pessimo soggetto, e Essenzialità. "Chi dice che i miei libri neghino la speranza - tuona Corona verso un'affollatissima platea accorsa ad incontrarlo sabato 18 in serata - non li ha letti! Al contrario, io sono pieno di speranza". Bisogna intendersi. Corona spera che quanto prima si abbatta sul mondo una sorta di Big Bang al rovescio (e del resto, basterebbe che finisse il petrolio, il che prima o poi accadrà).

Il Trentino, che bella storia

da Comunicazione TBF 2011

Venti testi come lampi, brevi quanto possono esserlo dei racconti, ma capaci di risvegliare chiunque confidi troppo nell'instabile cielo estivo che in un attimo si rannuvola, proprio come in questo tardo pomeriggio di sabato 18 giugno in cui Federica Ricci Garotti, docente di Linguistica presso l'Università di Trento introduce i "Racconti dal Trentino" (2011, Curcu & Genovese). L'autore è notissimo al pubblico locale che riceve senza alcuno stupore le notizie che Ricci Garotti comunica in ordine alla qualità ma anche all'originalità della scrittura di Renzo Francescotti. Che lapidario glossa "non per caso è Federica a presentare oggi il mio libro; è una donna straordinariamente intelligente". Lo spiega anche, di essere uno scrittore eclettico, esploratore di diversi generi in letteratura, ma già lo aveva rivelato il suo sguardo e la sua garbata, puntuale ironia. Mentre Ricci Garotti procede alla disamina scientifica dei venti racconti contenuti nell'antologia, mettendo in luce originalità della scrittura e delle soluzioni narrative, Francescotti produce un divertente controcanto da cui emerge il disappunto per non essere mai stato "invitato" in qualità di scrittore a Cles, sua città natale e per la ferita mai rimarginata di certi dispettucci subiti nell'infanzia da parte di tale zio Marcellino, alias il detestabile Zio Serafino di uno dei racconti. Nel lavoro di Francescotti ha tanta parte l'effervescente personalità quanto la consapevolezza autorale, e dalla mediazione tra la lettura di Ricci Garotti e interventi di Francescotti che usa intelligentemente la memoria e il tema dell'affezione ai luoghi delle proprie origini, che viene costruendosi un ritratto interessante. Non soltanto di un autore, ma di un intero mondo che si consegna a noi attraverso le parole e la narrazione.

Herta e l'uomo che vuol bene ai libri

Incontrare Roberto Keller lascia senza fiato perché, direbbe un adolescente, è incontrare "uno di noi". La fortunata ventura di aver accolto in un catalogo in cui si entra solo a possesso accertato di determinati parametri ("non vi figurano italiani" punzecchia a più riprese l'intervistatore Carlo Martinelli) un premio Nobel non ha scalfito pacatezza e profonda accettazione di una professione che è oggi, forse, non intraprenderebbe più. Non soltanto, spiega, per la costrizione a pesanti esposizioni finanziarie che a tutt'oggi gli comportano, ancor oggi ("dopo un Nobel") di dividersi in più lavori per "pagare i libri". A pesare è piuttosto lo sforzo di salvaguardare uno spazio per sé in un sistema che tende a stritolare i piccoli, avendo un piccolo peso sul mercato l'indicatore della qualità.

Un mare d'inchiostro per il Corsaro Nero

da Comunicazione TF 2011

Chi era mai Emilio di Roccanera signore di Ventimiglia, passato alla storia come il "Corsaro Nero", impegnato in una sanguinosa lotta con il fiammingo Wan Guld, reo di aver fatto assassinare ben tre suoi fratelli, tra cui Il Corsaro Verde ed il Corsaro Rosso? Chi, si sono chieste a Sillabaria- Scritture di Donne, se non la proiezione del suo omonimo e fantasioso autore, Emilio Salgari da Verona di cui ricorre quest'anno il centenario della morte? I tratti biografici di quest'impareggiabile rappresentante del genere avventuroso rivelano che egli non fu mai nei luoghi in cui si ambientano le sue narrazioni, che non fu mai capitano di marina - titolo del quale si fregiava, tuttavia, come avrebbe desiderato. Non importa, a giudicare dai risultati e dai testi su cui il gruppo guidato da Donata Zoe Zerbinati si è concentrato, producendone una rilettura affascinante, con 11 testi che - come appare alla lettura che se ne tiene nel pomeriggio di sabato 18 - sono altrettante rielaborazioni, in diversa chiave temporale o contestuale, dei temi cari a Salgari e a tutti i suoi lettori appassionati: l'esotismo, l'avventura, il coraggio, gli intrighi di potere, la vendetta.

Yaku, adesso è l'ora della svolta!

Dissero "Ya basta" le popolazione dell'America Latina contro un liberismo crudele che le spogliava di ogni bene, primo tra tutti l'acqua. Scoppiò una guerra a Cochabamba e non molto più tardi l'Uruguay inserì nella costituzione il diritto all'acqua. Dicevano "Ya basta" perché chi tocca l'acqua tocca e minaccia la Madre, il principio di tutto. Hanno detto basta 27 milioni d'italiani andati alle urne lo scorso fine settimana, scegliendo di esprimersi in un referendum cui televisione e stampa hanno ostentatamente dedicato poco spazio: eppure la risposta c'è stata, e uno spontaneo sentimento "di pancia" ha avuto un'epocale traduzione in politica. E tutto è cambiato, ha detto con soddisfazione la giornalista Francesca Caprini che insieme a Renzo Maria Grosselli ci ha presentato sabato 18 il libro "La visione dell'acqua" curato dall'associazione Yaku ("acqua" in lingua quechua) e recentissimamente uscito da Edizioni Nova Delphi. Tema tra i più urgenti per la coscienza civile, la tutela dell'acqua come bene pubblico ha visto oggi una trattazione lucida e fittamente argomentata, con il vivo apporto di esperienza di Caprini che in America Latina ha vissuto a lungo. È anche la peculiarità del luogo a fare la differenza, ha sottolineato il collega  Grosselli, in un Trentino che è risorsa idrica per il Paese e vive da sempre una cultura montana, in cui l'acqua ha un ruolo primario, non solo sul piano dell'ovvia utilità ma anche su quello dell'immaginazione e dell'espressione artistica.

Sapori e aromi nella scrittura di Negri e Deiana

Sapevate che ogni tipologia di vino può essere accostata ad una tra i diversi "caratteri" maschili in circolazione? Lo raccontano ridendo Roberta Deiana, che lo ha letto, e Francesca Negri, che lo ha scritto nel recentissimo "Sex and the Wine". Col risultato, probabilmente, di accendere in tutte le signore presenti il desiderio di saperne di più sul tipo "barrique"; il remoulé può aspettare. Aperitivo di delizia stamattina, sabato 18, per aprire la seconda giornata del Festival in nome della leggerezza e del piacere che passa attraverso il gusto e... se proprio dev'essere, auguriamoci che passi da Slow Food piuttosto che dai produttori seriali di hamburger. Regina della rilettura ironica dell'arte culinaria, fino ad inventarsi la scanzonata immagine dello "chef perdigiorno" per il quale ha allestito un piccolo ricettario, la Deiana è arrivata da Milano appositamente per un incontro al vertice con un'altra regina, Francesca Negri, giornalista specializzata in enogastromia e di stanza in Trentino, nella misura in cui glielo consentono le sue curiosità e i suoi impegni da raffinatissima gourmet. Le ragazze si divertono, ma non solo.

venerdì 17 giugno 2011

Per Nanda tutti ben svegli sulla collina

Chissà se dipende dalla straripante energia che l'ispirata Maura Pettorruso imprime alla rilettura scenica di un'intellettuale straordinaria per per i doni lasciati liberalmente a tutti gli innamorati della poesia e della letteratura. Chissà se dipende dall'incantesimo con cui Edgar Lee Masters avvince ogni lettore al primo addentrarsi nella foresta di voci della Spoon River Antology. Chissà se a fare incantevole la serata è stata la musica - ben più che un accompagnamento - di Gabriele Muscolino (voce e chitarre), Daniele Filosi (chitarra) e Marco Stagni (contrabbasso), efficace nel rievocare quel Faber che ognuno dei numerosissimi presenti allo spettacolo di venerdì 17, se qualcuno glielo domandasse, indicherebbe come padre putativo. E se, invece, a tenere alti i giri di un motore in crescendo per una performance indimenticabile, fosse il temerario scorrazzare del testo nella Beat Generation, soffermandosi pensoso su Hemingway, sulla sua grandezza e la sua tragica fine? Di Ernest Hemingway non si tace certo il Nobel, ma se ne mette in luce il ruolo di "grande amico" (con un'espressione rubata a Vittorio Sereni) per la Pivano che, eludendo le angustie della mentalità del suo tempo, ha portato in Italia quanto di rivoluzionario si faceva in letteratura oltreoceano.

Se la letteratura sposa la storia: c'è Sartori al TBF

Tutto quanto serve ad illustrare e ci guida nel comprendere la storia, a recepirla con esattezza per quell'immenso patrimonio che è, ha detto Giuseppe Ferrandi, direttore della Fondazione Museo Storico del Trentino, dev'essere accolto con attenzione. È  il caso di "Cielo nero" (2010, Gaffi Editore), in cui si lo scrittore trentino Giacomo Sartori (al TBF nel pomeriggio di venerdì 17) narra le ultime ore di Galeazzo Ciano, offrendo, come ha voluto precisare lo stesso autore "più che un romanzo, un ritratto di colui che fu il n. 2 del Fascismo, e com'è acclarato e la causa meno remota della rovina del n. 1, suo suocero". Una figura avvolta da fitte ombre, tanto giustificate dalle reali caratteristiche dell'uomo quanto pericolose da assumere a pregiudizio. La letteratura è libera e la scelta del tema, del frangente dal narrare può essere, per l'autore, del tutto inconsapevole. Nessun autore potrebbe, né vorrebbe mai, dire con precisione perché il talento di raccontare lo conduce ad un caso o all'altro, ad un evento o ad un altro - reale o immaginato che sia. Sartori, non nuovo a lavori concepiti nell'ambito della ricerca storica ("materia che amo da sempre, nonostante la mia formazione scientifica") come "Anatomia della battaglia" (2005, Sironi) di cui "Cielo nero" rappresenta in qualche modo il seguito, invita tutti i lettori al giudizio sereno, ripensando Ciano come emblema di una tragedia non soltanto dell'uomo, ma di un'epoca intera.

Stati e storie di famiglia con Isabella Bossi Fedrigotti

Famiglia e famiglie l'argomento principe della conversazione tra Isabella Bossi Fedrigotti e Luciana Grillo che l'ha intervistata venerdì 17 giugno nell'affollatissima Sala del Caseificio. Famiglia è stata ed è base della società, primo riferimento sociale per l'individuo e per eccellenza ambito della formazione e dell'attitudine alla relazione. Famiglia è insieme di regole, così quella di Bossi Fedrigotti, "ordinata" nel respingere le insidie delle emozioni che conducono inevitabilmente al caos. Famiglia è spesso ai tempi nostro totale deregulation, dove figli e genitori sconnessi gli uni dagli altri, in una "casa vuota", ricercano affannosamente un dialogo che manca di presupposti. Si delinea, da botta e risposta del vivace incontro cui assistiamo, la responsabilità di ognuno nel gestire DNA e tempo dell'esistere. Una fille de famille diventa giornalista d'inchiesta (e, per inciso, la prima giornalista donna a firmare un fondo per il «Corriere della Sera») e si sporca le mani nel male di vivere degli adolescenti moderni. Al contempo, è madre orgogliosa d'insegnare ai propri figli le parole del cuore, del sentimento, per il piacere di farlo e per riempire una lacuna della sua propria educazione. Può accettare la nostalgia come pena per aver abbandonato la sua terra, che chiama con tenerezza Heimat

Benvenuti! E si va a cominciare

Un po' di musica, la piazza, le persone e il clima emozionante dell'attesa: mentre Pino Loperfido, che l'ha ideato, presenta il Trentino Book Festival, viene da pensare che in parte la mission di quest'evento sia già realizzata. Ecco infatti richiamati curiosità ed entusiasmo attorno alla cultura nella sua dimensione più accessibile. La pagina scritta si offre con semplicità a tutti e siamo in molti a crederla capace di dare un piacere tra i più consolanti, ma anche formativi, della vita. Lo vediamo oggi, lo sentiamo senza alcun dubbio che la passione ci unisce, ed è con quest'osservazione che il primo cittadino di Caldonazzo, Giorgio Schmidt apre il suo indirizzo di saluto. Si rivolge con soddisfazione a un "paese interamente coinvolto" in un'iniziativa che premia il pensiero, la parola, l'esempio di autori che incontreremo perché ci raccontino il sapore della loro vita dedicata allo scrivere. Un bel lavoro quello delle "Balene" - dice l'assessore provinciale alla Cultura in PAT, Franco Panizza - che a dispetto della loro fama hanno il coraggio di operare in un ambiente ostile, opposto a quello che la natura ha loro assegnato, ma che soprattutto ci strabiliano con il segreto che le rende leggère... ed è l'abitudine a lèggere.

giovedì 16 giugno 2011

Ecco una storia: vivila, leggila


da Comunicazione TBF 2011

Si sa, l'inaugurazione ufficiale è attesa, qui a Caldonazzo, per il pomeriggio di domani ma provate a tenere freno la voglia di ascoltare racconti, toccare, guardare pagine colorate! Ecco quindi che a dare il migliore augurio al Trentino Book Festival è una pionieristica e assai vivace squadra dei meno smaliziati e più appassionati cultori del libro. Visionata palmo per palmo la mostra che in seno al  Progetto "Nati per Leggere" è da ieri allestita nella Sala Marchesoni di Casa Boghi, i piccoli della scuola materna di Caldonazzo hanno molto apprezzato la lettura animata l'animazione offerta dalle insegnanti e hanno poi accolto entusiasticamente l'invito ad aprire con i libri una relazione di amicizia dalla quale aspettarsi molto. Così, dopo aver assistito anche noi al mimo della storia di Buio che-non-vuol-più-far-paura-al-mondo, aver colto sguardi dapprima assorti e sognanti ma poi rivolti con curiosità alle pagine scritte, ci siamo ritirati in punta di piedi. E restiamo ad attendervi, puntuali, per tre giorni di emozioni e scoperte.

mercoledì 15 giugno 2011

Antoniacomi: "Scrivere per lasciar accadere la vita"

di Valeria Gasperi

La scrittura è un esperimento, un'espressione tutta umana del pensiero che gli dà sostanza legandolo, attraverso gli espedienti del narrare, alla realtà. Così agisce sul mondo, stimolandone il progresso, facendone il migliore dei posti possibili. Tra lucida analisi e ineffabile piacere del volo inventivo, Giorgio Antoniacomi incontra il Trentino Book Festival.

Viaggiando tra diverse dimensioni del tempo, lei incontra tanti personaggi e ne segue le storie. Ma cosa La motiva, poi, nel trasferire tutto alla pagina scritta?
La verità è che non lo so. Pensandoci, quello che ho scritto finora è stato come un bisogno di superare la tendenza, che mi è molto connaturata, quasi compulsiva, ad analizzare, a scomporre la vita in elementi costitutivi; e di superarla, appunto, raccontando. Per me raccontare situazioni cruciali della mia vita, così come relazioni necessarie, è stato un modo, in fondo, per riappropriarmi della mia stessa vita. Per lasciarla accadere.

Dalle scienze sociali al management urbano. La seconda scelta perfeziona e realizza la prima?
Sì. In effetti, già da giovane, quando studiavo, pensavo che "da grande" avrei voluto occuparmi del futuro delle città. Quello che è successo è che ho "semplicemente" avuto la fortuna di poterlo fare.

Ha affermato che il suo mestiere l’avvicina a conoscere l’anima delle città. Complessa e stratificato quanto quella umana, immagino.
Le città sono una delle grandi istituzioni dell'umanità, assieme al diritto, alla famiglia, alla religione, alla matematica. Sono un'espressione di ciò che è compiutamente umano: e dunque sono fatte di intenzionalità e di casualità, di speranze realizzate e di errori. Come diceva La Pira, "non sono cumuli di pietre, più o meni occasionali o pianificati: sono misteriose abitazioni di uomini".

La narrativa: un incontro intenzionale, tardivo e non programmato. Ci racconti.
Io scrivo, si può dire da sempre, per mestiere. Avevo un conto da saldare con me stesso: quello di scrivere "e basta", senza dover redigere un progetto, un piano, un articolo, un provvedimento amministrativo: insomma, scrivere semplicemente per raccontare. Ero convinto che mi mancassero l'ispirazione o il soggetto. Che fosse in qualche modo questa la mia condanna. Poi la cosa, anche questa volta, si è verificata da sola: non ho cercato spunti o pretesti per raccontare: quello che ho scritto è venuto fuori da solo. Per questo credo che non avrei potuto nemmeno scrivere diversamente. A parte qualche refuso, non cambierei una riga di quello che ho scritto. La sola differenza fra il primo libro e il secondo sta nella cifra della scrittura: nel primo caso è una scrittura volutamente cerebrale, che chiede al lettore una certa complicità (magari anche quella di tornare su una pagina per due o tre volte); nel secondo direi che la parola scorre via più facilmente. Confesso che il secondo libro l'ho scritto anche pensando a chi lo avrebbe letto.

Se la letteratura è la madre di tutte le culture, quali altre relazioni di parentela ravvisa con altre espressioni dell’intelletto e dello spirito?
In principio era il pensiero. E basta. Poi la tendenza tutta umana a classificare ci ha rovinato la festa, nel senso che abbiamo introdotto distinzioni (fra cultura scientifica e cultura umanistica, ad esempio) delle quali siamo prigionieri. Non credo proprio che, per fare un lavoro scientifico, non serva creatività, così come non credo che, per fare una traduzione dal latino, si possa fare a meno di un rigore faticosamente costruito. Credo però che la letteratura rimanga al principio e alla fine: perché qualunque cosa facciamo - che sia prefigurare il futuro di una città, costruire una relazione umana, ritrovare il senso delle cose, guardare al nostro mondo interiore - non è altro che la costruzione di una narrazione.

KELLER EDITORE PRESENTA IL NUOVO LIBRO DI HERTA MÜLLER

L'appuntamento è per sabato 18 giugno 2011, Blue Coffee, via Stazione, Caldonazzo, all'interno dei tre giorni del Trentino Book Festival che si terrà a Caldonazzo i prossimi 17-18-19 giugno.
In dialogo con Carlo Martinelli, l'editore Roveretano Roberto Keller racconta la sua esperienza nel mondo dell'editoria e presenta in anteprima nazionale il nuovo libro del Premio Nobel per la Letteratura 2009.
Si intitola “Il re s'inchina e uccide” il nuovo libro del Nobel Herta Müller che la piccola casa editrice trentina è riuscita ad assicurarsi. Con grande onore, infatti, la Keller editore torna a pubblicare un libro di Herta Müller. Un ritorno sperato quello della scrittrice rumena di lingua tedesca sotto il marchio K che si concretizza con due pubblicazioni previste rispettivamente per giugno 2011 e per il 2012.

martedì 14 giugno 2011

Affinati: "Dentro le nostre parole i grandi del passato"

di Valeria Gasperi

Parlerà con noi di tradizione e innovazione; del loro confrontarsi e fondersi nel magico crogiuolo del discorso letterario. L'anima di un viaggiatore, insegnante e scrittore, di un uomo legato alla parola come si è legati a una madre, farà sosta tra breve al nostro Festival e tra noi. Ma prima Eraldo Affinati ci ha regalato qualche preziosa anticipazione.



Penny Wirton è poco meno che un ragazzo e ha sole tre cose: un vestito giallo, una madre che fa nascere i bambini e un padre al cimitero sulla collina. A questo personaggio nato dalla fantasia di Silvio D’Arzo (nom de plume del reggiano Ezio Comparoni) è stato dedicato un progetto educativo. Ci racconti.
Io mi sono laureato su Silvio D'Arzo e mia moglie, Anna Luce Lenzi, è una delle studiose più accreditate del grande scrittore reggiano. Così, quando abbiamo dovuto dare un nome alla nostra associazione di insegnanti di lingua italiana agli stranieri, è stato naturale chiamarla Penny Wirton. Ci basiamo sul rapporto diretto, a tu per tu, fra docente e allievo. Non facciamo gruppi classe. I nostri studenti sono spesso orfani com'era Penny, questo indimenticabile personaggio darziano, e, dopo alterne vicissitudini, allo stesso modo, imparando la nostra lingua, ritrovano la loro dignità. Noi della Penny Wirton siamo tutti volontari. Uomini e donne, giovani e adulti. Nasciamo a Roma, ma ci stiamo diffondendo in varie parti d' Italia: Calabria, Torino. Per noi la città di Trento è molto importante perché la consideriamo uno dei cuori storici e pulsanti dell'Italia più bella. Siamo grati agli amici del Margine che hanno appena pubblicato il libro della Penny Wirton, intitolato "Italiani anche noi" dove abbiamo raccolto, in venticinque lezioni, gli esercizi di apprendimento scaturiti dall'esperienza diretta. Nel libro, illustrato da Emma Lenzi, ci sono anche venticinque miei brevi racconti inediti, per invogliare alla lettura i più bravi.

"Ed io compio davvero insieme a loro, senza pagare il biglietto, il giro del mondo in aula". Questo il suo eloquente feed back sull’attività dell’insegnamento, ovvero del "viaggiare" ad ogni costo.
Viaggiare per me significa ritrovare le radici. Conquistare una coralità. Uscire dall'individualismo. Esporsi. Mettersi in gioco. Sporcarsi le mani. Prendere posizione. Ho cominciato ad insegnare l'italiano ai minorenni non accompagnati della Città dei Ragazzi, la famosa comunità educativa fondata da monsignor Carroll-Abbing alle porte di Roma nel secondo dopoguerra. Questa struttura, che ospita un Istituto Professionale di Stato, il "Carlo Cattaneo", dove io continuo ad insegnare, si basa sull'autogoverno degli stessi adolescenti i quali eleggono il sindaco, battono una moneta locale, imparano la democazia e cercano di esercitare una propria responsabilità. Ognuno arriva da un mondo diverso: Alì dall'Egitto, Mohamed dall'Afghanistan, Ivan dall'Ucraina, Joseph dal Camerun, Francisca dalla Columbia… Quando li guardi negli occhi e loro ti raccontano le storie da cui provengono, capisci che la Terra ha la febbre alta e ognuno di noi deve tentare, a modo suo, di far scendere la temperatura.

Chi sono i "nuovi italiani" e quale funzione attribuisce all’insegnamento della nostra lingua ai fini dell’integrazione? Lo spirito volontaristico degli insegnanti della Penny Wirton è certo d’aiuto nell’aggirare alcuni ostacoli. Ma resta la minaccia dell’intolleranza, che in alcune parti politiche è stata addirittura ostentata in anni recenti.

I nuovi italiani sono il nostro sangue anche se ancora stentiamo a rendercene conto. La lingua è decisiva per favorire l'integrazione perché, attraverso di essa, comunichiamo agli altri il pensiero e la tradizione. I grandi scrittori del passato sono dentro le nostre parole. Se non ci fosse stato Petrarca, avremmo un'altra idea dell'amore. Il sentimento del bene comune è stato modellato da Foscolo e Manzoni. Quando pensiamo alla fratellanza, è come se Ungaretti ci desse la spinta per farlo. L'intolleranza nasce dalla paura, dalla fragilità, dall'ignoranza, dall'atrofia spirituale. Ecco perché il ruolo della scuola pubblica resta essenziale. Penny Wirton vorrebbe far capolino nelle nostre aule per insegnare lo spirito della Città dei Ragazzi: rispetto, amicizia, allegria e, perché no, concentrazione.

"Ero sull'Ortigara, là dove il tenente Emilio Lussu aveva combattuto (…) anche per affermare una certa idea dell'Italia e, percorrendo insieme al vecchio sergente, maestro di vita e letteratura, le creste dei monti ancora segnate dalle trincee, misuravo la distanza fra ciò che avremmo potuto essere e quello che siamo diventati". Così l’incontro con Mario Rigoni Stern, ben noto in Valsugana. Come descrivere quella certa idea d’Italia?

"Il grande vecio di Asiago mi ha insegnato tante cose, ma soprattutto una la conserverò per sempre dentro di me: al mondo siamo tutti paesani. Secondo lui, io ero un paesano di città. Mario Rigoni Stern sapeva che esiste una dimensione comune nella quale ci si può capire: il bene e il male, la fedeltà e il tradimento, gli affetti e il rancore, la voglia di essere se stessi e la consapevolezza della finitudine. Per attraversare questi territori non c'è bisogno di timbrare il passaporto. Si fa come gli uccelli in volo, oppure come Tönle, protagonista dell'omonimo romanzo, che dalla Valsugana raggiungeva Praga a piedi eludendo le frontiere. L'Italia deve recuperare questo spirito di tolleranza, senza illudersi di poter eliminare i conflitti.


Secondo le proiezioni sarà compito degli immigrati rialzare il tasso della natalità nel nostro Paese. Crede che potranno modificare anche gli scoraggianti dati nazionali a riguardo della lettura?
Lo scorso 17 marzo, per festeggiare a modo mio l'anniversario dell'unità nazionale, ho chiamato gli studenti della Penny Wirton a declamare alcuni celebri versi della letteratura italiana. Ascoltare il cantico delle creature di San Francesco letto da una ragazza filippina, una terzina dantesca sillabata da un giovane nigeriano, è stato splendido. 'Che fai tu, luna, in ciel, dimmi, che fai?': questo verso di Leopardi, in bocca a un afghano, etnia azara, credetemi, riprende vita, forza, intensità. Un giorno gli immigrati potrebbero farci riscoprire la nostra stessa tradizione.

lunedì 13 giugno 2011

Bossi Fedrigotti: "La scrittura, mio lavoro e mia vita"


Non ha certo bisogno di presentazioni: è notissima fin dal 1980, anno dell’esordio nella narrativa con "Amore mio, uccidi Garibaldi". A quel romanzo ne sono seguiti molti altri, mentre la collaborazione con il «Corriere della Sera» l’ha fatta conoscere al grande pubblico come firma delle pagine dedicate alla cultura e al costume. Venerdì 17 giugno il Trentino Book Festival incontra in Isabella Bossi Fedrigotti una felice sinergia tra letteratura e giornalismo.

Roveretana che vive a Milano, Lei porta al Trentino Book Festival l'esperienza e l'appeal della metropoli. Qual è, per una scrittrice? 
Per una scrittrice direi che non importa dove vive. tanto quel che scrive se lo devo cavare dal cuore. Per una giornalista può invece essere importante avere due luoghi di riferimento, in quanto l'uno e  l'altro si riescono a comprendere meglio anche con il distacco della lontananza.
La vita porta spesso a connettere, in una stessa esistenza, ambienti e stili di vita diversissimi tra loro. 

Lei scrive fin da bambina. Considera la scrittura una sorta di tutela della memoria o un ponte lanciato verso il futuro, senza certezza di approdo? 
Prima di tutto la scrittura è la mia professione, il mio lavoro e, in fin dei conti, anche la mia vita.  La scrittura, come , del resto, la lettura, bonifica l'uomo e, a volte, gli salva la vita. Serve a sapere chi sei, ricordarti da dove vieni, a volte anche a intravedere la strada dove vai. Ed è un potentissimo mezzo di comunicazione, ovviamente.

Condivide con molti autori il doppio impegno, oltre che sul fronte della letteratura, su quello del giornalismo? Cosa l'una attività può dare all'altra?  
Il giornalismo mi ha tolto la paura della pagina bianca, mi ha insegnato a scrivere in mezzo al chiasso senza lasciarmi disturbare e costituisce l'esercizio quotidiano di scrittura per la lunga maratona letteraria necessaria per un romanzo. La scrittura letteraria mi ha, invece, dato l'abitudine, importantissima per il giornalismo, di scavare dentro di me per trovare le ragioni dei fatti.

Quale, tra i suoi libri, Le è più caro e perché? 
Il "mio" libro è "Magazzino vita", che parla della mia casa. È il più triste ma anche quello al quale avevo pensato da sempre.

Ricorrendo il 150mo dell'Unità d'Italia, c'è una domanda inevitabile. Com'è nata l'idea di attingere ad un epistolario privato - in cui Leopoldina Lobkowitz ingiunge allo sposo, suo bisnonno, di sopprimere l'eroe dei Due Mondi - per ripercorrere la storia del Paese? 
È nata dalla lettura di quell’epistolario. Che peraltro ho poi rielaborato secondo le mie corde...

Andrea Castelli: "So benissimo dov’è il Teatro!"

di Valeria Gasperi

Versatile, brillante, trentino fino al midollo, il protagonista di “Castellinaria” sarà con noi nella serata di domenica 19, offrendo una performance commista di letteratura (un reading di alcuni brani scelti dal suo “Scusi, il teatro?”) e musica (a cura del Corpo Bandistico di Caldonazzo). Ma ecco, per ingannare l’attesa, una breve chiacchierata passando attraverso passione e professione, nella sua vita saldate inscindibilmente.

Leggiamo: Andrea Castelli ama variare dal brillante al serio, dal classico al moderno, dal dialetto all’italiano. Sembrerebbe molto impegnativo...
Se lo fai con curiosità e possiedi qualche dote è una sorta di Isola del Tesoro. Certo, io sono stato fortunato: ho un dono e cerco di sfruttarlo con modestia. Dico con modestia perché ho provato -quand’ero più giovane- a montarmi la testa, due o tre volte. Non mi è mai riuscito. Mi veniva da ridere. Allora ho capito che non prendersi troppo sul serio è un altro “regalo” che mamma Natura mi ha fatto e me lo tengo stretto. Tanti, molti, tantissimi ne avrebbero bisogno per vivere bene con se stessi e non rompere le scatole agli altri. (Non so se si capisce, ma sto dispensando perle di saggezza…).

Tra tante, forse la passione per il teatro prevale. Per quello che il palco dà all'attore o per quello che l'attore dà ai suoi spettatori?
Come “forse”? Certo che prevale, purché sia uno strumento, purché diventi un mezzo e non il fine … Se del teatro fai il fine ultimo ti metti nella folta schiera di chi si prende troppo sul serio; invece -secondo me- il teatro dev’essere un mezzo per comunicare, veicolo per andare altrove per metterti in contatto con altri. Il palcoscenico dà la benzina all’attore che passa la sua energia allo spettatore.  Solo così facendo, credo, sei “attore-motore” e hai una funzione importante nella tua comunità, grande o piccola che sia. Se lo fai per sbrodolarti addosso può essere esteticamente bello, ma sei egoista, freddo, non ti concedi, non vali. (Sono sempre più impressionato dal mio stesso acume…).

Ascolteremo brani di "Scusi, il teatro?", figlio - in prevalenza - di un'appassionata esperienza artistica. Vorremmo conoscere il segreto che trasforma l'autobiografia in opera letteraria.
Nel mio caso “opera letteraria” la trovo una parola forte. Non vorrei prendermi troppo sul serio (vedi sopra). Ho trasformato la mia esperienza artistica in una serie di racconti, tanti dei quali in dialetto e, nel libro, spiego il perché di questa scelta che definirei romantica. Dialetto come lingua “altra”, come gioco, come omaggio alla lingua familiare, come esercizio e nello stesso tempo sfida. È molto difficile scrivere bene in dialetto, soprattutto perché il dialetto è una lingua parlata. E non solo da ridere… (eterna e dura lotta per dimostrarlo).

La manifestazione di Caldonazzo fotografa un "territorio" dalle molte premesse / promesse culturali, con l’intento manifesto di promuoverne immagine e risorse. Se questo fosse un punto di partenza, e noi stessimo per metterci in viaggio, quale sarebbe la mèta?
L’ignoto è la mèta di tutti noi, la “non mèta”, l’isola che non c’è… (questa mi piace da morire).

domenica 12 giugno 2011

Trentino Book Festival. Speciale Rai Regione > 12 giugno 2011



Con interviste a: Pino Loperfido, Roberto Keller, Mauro Corona, Francesca Negri, Carmine Abate, Carlo Martinelli, Giorgio Schmidt, Sindaco di Caldonazzo. Regia di Giorgio Balducci.

Una questione di principio: in principio era il Libro

di Valeria Gasperi

A pochissimi giorni dal debutto del
Trentino Book Festival, mentre sono già state inaugurate le mostre dedicate a Guareschi e al pittore Luigi Prati Marzari, abbiamo scambiato qualche parola con Pino Loperfido. Ecco come il direttore artistico, nonché ideatore della manifestazione, ne illustra caratteristiche e prospettive.

Lei somiglia a un "operatore culturale" come lo erano certi editori cinquecenteschi. La cura minuziosa del testo pronto a circolare, il pregio di carte e rilegatura è un magnifico biglietto da visita. Ma prima l’editore aveva trovato il talento, o aveva colto una segnalazione corretta, dedicando tempo e intuizione all’ambiente in cui viveva. Di che tipo di cultura abbiamo bisogno oggi e come può un’iniziativa, una Rassegna letteraria, rispondere a questo bisogno?
Quando Aldo Manuzio rincorre Baldassar Castiglione per mezza Europa è animato certamente da qualcosa in più di una semplice passione commerciale o lavorativa. La ricerca che lo porterà all'invenzione del "tascabile" è lunga e precisa al limite della pignoleria. Quello che Manuzio aveva colto – ma è un parere puramente personale – era la necessità che la cultura andasse per la sua strada naturale, senza più condizionamenti sociali o religiosi.

sabato 11 giugno 2011

Trentino Book Festival, inaugurate le mostre

Già aperte ai visitatori due delle tre esposizioni ospitate dalla manifestazione

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Prosegue il cammino verso il giorno dell’inaugurazione (venerdì 17 giugno 2011) per il Trentino Book Festival , festa del libro e della letteratura madre di tutte le culture,  in un’articolata offerta che apre a diverse espressioni artistiche (musica, pittura) e ad una riflessione sulle potenzialità del territorio.

venerdì 10 giugno 2011

Presentazione ufficiale > Trento 9 giugno 2011



“Le nostre vite sono fatte di storie”. E' questo lo slogan del primo Trentino Book Festival in programma a Caldonazzo dal 17 al 19 giugno 2011. Vuole essere qualcosa in più di un festival letterario ma un luogo dove scrittori, filosofi, giornalisti, poeti, artisti conquistano un palco ideale dove non esistono differenze di ruolo o di potere editoriale, ma dove risuonano parole e storie. Il 9 giugno, nella sede della Provincia, in piazza Dante, la presentazione con Franco Panizza, assessore provinciale alla cultura; Giorgio Schmidt, sindaco di Caldonazzo; Pino Loperfido, ideatore e direttore artistico della manifestazione; Massimo Oss, dell'Apt Valsugana; Patrizia Montermini, vicepresidente della Cassa Rurale di Caldonazzo.

Presentazione ufficiale > Trento 9 giugno 2011

venerdì 3 giugno 2011

Segui il TBF sul tuo cellulare: le apps di pensareit

L'applicazione Trentino Book Festival permette di consultare il programma dettagliato del festival, le schede dei protagonisti, e di individuare i luoghi degli eventi attraverso delle funzionalità di Realtà Aumentata.
L'applicazione è disponibile per IPhone e smartphone Android, e scaricabile gratuitamente da AppStore e Android Market, ricercabile con la chiave “trentino book festival”.
Le funzionalità integrate di Realtà Aumentata sono basate sulla piattaforma Layar, scaricarla gratuitamente dai relativi App Store se non presente sul cellulare, e compatibili con la versione 5.0.2 del client Layar o successive.
La videata iniziale dell'app permette di scegliere se visualizzare le informazioni relative al Programma, ai Protagonisti o ai Luoghi del Festival.

venerdì 27 maggio 2011

In anteprima europea il nuovo libro di Herta Müller


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Un Premio Nobel nello sguardo del… suo editore
Quando Roberto Keller scommise sul talento di Herta Müller. E fece benissimo!

Le vite di Herta Müller (1953, Niţchidorf, Romania) che dopo aver perduto il proprio lavoro di traduttrice del tedesco per il rifiuto di collaborare con la polizia segreta del regime di Ceausescu e di Roberto Keller (Rovereto, Trento), fondatore nel 2005 della Keller Editore, s’incrociano nel 2009 in una telefonata che segna per entrambi il principio di un fortunato “sconvolgimento” professionale.
Ne conosceremo tutti i particolari in diretta, dal racconto in viva voce di Keller, che incontra il pubblico

sabato 18 giugno 2011 alle ore 17
presso il Blue Coffee in Viale della Stazione a Caldonazzo (Trento)

Conosceremo dunque dalle parole di un piccolo editore dal grande fiuto le molte sfaccettature della personalità della più importante scrittrice vivente in lingua tedesca (Müller appartiene alla minoranza germanofona del Banato rumeno), che ha lasciato il suo paese nel 1987 per andare a vivere in Germania insieme al marito, lo scrittore Richard Wagner.
Il libro tradotto in italiano da Keller è “Il paese delle prugne verdi”, cui si è recentemente aggiunto “Il Re s'inchina e uccide”  È stato ristampato anche in viaggio su una gamba sola (edito da Marsilio nel ‘92). Tra i suoi romanzi più famosi all’estero (in Italia non è stato ancora pubblicato) c’è “The appointment”: la storia di una ragazza che, sotto Ceausescu, lavora in una fabbrica di vestiti da uomo destinati ai negozi italiani. E, dentro le giacche e le tasche, cuce un messaggio: “Sposami!”.
IIl Nobel assegnato nel 2009 alla “cronista della vita quotidiana sotto la dittatura” ne riconobbe “la concentrazione poetica” e “la concretezza”  della prosa, come si legge nella motivazione: Herta Müller ha saputo raccontare “i paesaggi dell'esilio”, la vita del “senzapatria”. E chiunque viva sotto una dittatura è senzapatria, tanto più se nato all'interno di una minoranza oppressa quale furono, e probabilmente sono, i tedeschi del Banato Svevo divenuti romeni dopo la Seconda guerra mondiale.

giovedì 26 maggio 2011

Eraldo Affinati: “Italiani come noi”

Nel 150° dell’Unità d’Italia un libro-scommessa... L'italiano per tutti per i nuovi e per i vecchi italiani. Per i sussidiari di una volta, l'obiettivo era pratico e molto funzionale: insegnare l'italiano. Oggi sono gli stessi studenti a richiedere attenzione e comprensione, oltre a strategie di superamento, per difficoltà profonde, come quelle che ad esempio vivono i minori stranieri, non meno degli adulti, nel difficile passaggio dalla lingua d'origine a una lingua ricca e complessa come l'italiano.
Lo sanno perfettamente gli insegnanti che nelle scuole Penny Wirton si mettono volontariamente a disposizione di chi comincia da zero l’esplorazione della nostra lingua. In una conversazione con Tiziana Tomasini, giornalista, sarà lo stesso Eraldo Affinati, autore, a parlarci delle storie dei “nuovi italiani”, presentando
“Italiani anche noi”
Manuale di lingua italiana per stranieri (e non solo)
domenica 19 giugno alle ore 16
in Piazzetta alla Fonte a Caldonazzo (Trento)
un lavoro in cui il tema dell'apprendimento della lingua seconda, e del senso di una nuova appartenza, è al centro di venticinque racconti, cui hanno collaborato Anna Luce Lenzi, insegnante e autrice di testi e antologie scolastiche, ed Emma Lenzi, cui si devono disegni capaci di catalizzare  l'attenzione degli studenti.

sabato 14 maggio 2011

Anche il Mibac sostiene il Trentino Book Festival

A poche settimane dal suo inizio, il Trentino Book Festival si arricchisce del riconoscimento da parte della massima autorità in campo culturale dello Stato Italiano. Il Ministro Giancarlo Galan, infatti, ha concesso il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali alla tre giorni letteraria ideata e diretta dallo scrittore Pino Loperfido. Una conferma, dunque, della bontà e della qualità della proposta di quello che è di fatto il primo festival letterario del Trentino, la cui presentazione ufficiale è prevista per giovedì 9 giugno (Sala Stampa della Pat, ore 11).

sabato 7 maggio 2011

TBF Junior: dedicato ai più piccoli

Il Trentino Book Festival non poteva dimenticarsi dei lettori più piccoli. Per questo, in collaborazione con il Servizio Biblioteche della Provincia autonoma di Trento, presenta un piccolo programma parallelo con la Mostra “Nati per leggere” e poi un laboratorio e delle letture animate. Si comincia sabato 18 giugno (ore 16.45, Sala Marchesoni, Casa Boghi) con “La musica delle storie”: Letture animate per bambini di 3 - 7 anni a cura di Paola Farinati e Adriano Vianini.
La mattina dopo, domenica 19 giugno (10.45 Sala Marchesoni, Casa Boghi) ai piccoli lettori viene offerto un interessantissimo Laboratorio di illustrazioni in cui potranno sperimentare la gioia di creare i propri libri in compagnia dell’illustratore Gek Tessaro.
Naturalmente, imperdibile, dal 16 al 23 giugno (Sala Marchesoni, Casa Boghi) la mostra Nati per leggere. Si tratta di un importante progetto nazionale che vuole diffondere tra i genitori l’abitudine di leggere ad alta voce ai propri figli fin dai primi anni di vita. La mostra allestita nell’affascinante cornice delle scenografie create da Nora Veneri riunisce 235 libri per l’infanzia organizzati in 16 percorsi.

domenica 24 aprile 2011

“Dormono tutti sulla collina”: per Nanda Pivano

Imperdibile, al TBF, lo spettacolo programmato per venerdì 17 (ore 21.30, Piazza Municipio). Si tratta di “Dormono tutti sulla collina”, presentato da Trento Spettacoli, con la straordinaria interpretazione di Maura Pettorruso. Si tratta di un monologo ispirato alla vita di Fernanda Pivano, con le musiche di Fabrizio De Andrè tratte da "Non al denaro, non all'amore, né al cielo”. Le musiche saranno eseguite dal vivo da Daniele Filosi (chitarre), Gabriele Muscolino (voce, chitarra, bouzouki) e Marco Stagni (contrabbasso).

Nel 1930 Cesare Pavese, assetato di 'conoscenza' e sempre alla ricerca di nuove realtà, si fa mandare dagli Stati Uniti la ‘Spoon River Anthology’ di Edgar Lee Masters.
Qualche anno dopo Fernanda Pivano, la ragazza allora allieva di Pavese che avrebbe poi portato in Italia e tradotto i più grandi autori della nuova cultura americana, riceve il libro. E inizia a tradurlo. Quasi per sfida. Quasi per gioco. E se ne innamora perdutamente. Si innamora di 'quel ragazzo a cui l'anima volò via', e all'insaputa del suo maestro lo traduce.
È l'inizio folgorante di una storia incredibile, una storia che sembrerebbe un meraviglioso romanzo se non fosse storia vera, vissuta da una grande protagonista, 'Nanda', e dai suoi straordinari compagni di viaggio: lo stesso Pavese, Ernest Hemingway, conosciuto a Cortina e mai più dimenticato, Allen Ginsberg e la beat generation emergente.
Una storia bellissima che non può che avere come trama musicale la trasposizione della stessa Antologia di Spoon River ad opera di uno dei più grandi musicisti italiani, Fabrizio De Andrè.
‘Non al denaro, non all'amore, né al cielo’, la poetica e affascinante trasposizione musicale di alcune poesie dell'immensa opera di Masters. Un matto, un medico, un chimico, un blasfemo, un ottico, un giudice, un malato di cuore, e infine il suonatore Jones riprendono vita nell'opera di De André. Degna colonna sonora a questa storia che parla di sogni, di meraviglie, di sofferenze, di coraggio.

VIVERE PER ADDIZIONE nelle TERRE DI ANDATA

Grande attesa per l’incontro di domenica 19 giugno (ore 20, con Carlo Martinelli) in cui Carmine Abate parlerà dei suoi libri più recenti, Vivere per addizione e altri viaggi (racconti, Mondadori 2010) e Terre di andata (poesie e proesie, Il Maestrale 2011). Un avvincente percorso di bruciante attualità, scandito da viaggi (e terre) di andata e di ritorno, nella memoria e nel presente. E tra la nostalgia di chi parte e quella di chi resta, la difficile ricerca dell'identità. Infine la comprensione che emigrare non è solo strappo, ferita, ma è soprattutto ricchezza. Che non è inevitabile sentirsi lacerati tra due o più mondi. Che si può vivere, consapevolmente, per addizione.

Scrittore plurale (arbëresh calabrese italiano tedesco-germanese trentino), Abate manifesta in questi testi le tappe di un concretissimo viaggio su e giù per l’Europa e di un viaggio della mente e del cuore dentro una non meno tangibile e quotidiana esperienza multiculturale. È un procedere sostenuto, trascinante col suo ritmo da treno in corsa, lungo gli anni e i luoghi di una storia di emigrazione da cui nasce una poesia di appartenenze-distanze, di nostalgie cercate e respinte, di incontri-scontri. Aggirato il monolite identitario, evitati il cosmopolitismo di maniera e la facile sublimazione del meticciato, la parola va a esplorare la faglia dove risiede la problematicità del vissuto migrante. La parola, per i sentieri salvifici che ogni poesia tenta, trova esito in potenti figurazioni simboliche e, spesso armata di ironia e autoironia, si distende in vere e proprie narrazioni (il diario, l’aneddoto, la favola, la lettera, il racconto surreale). Da qui anche una fisionomia stilistica frontaliera, apertamente formalizzata in quelle che l’autore chiama «proesie», ma camuffata con mutue contaminazioni di prosa e poesia, in gradazioni varie. Così la parola, frequentando irriducibili complessità, anch’essa mai stabile, finisce per giocare con la differenza delle lingue, diviene parola rapportata, smontata, sfigurata, ri-significata. Eppure la pronuncia soggettiva attraversa qui un’altra grande frontiera, parte dall’io per arrivare a un noi che parla a ogni uomo, perché, aldilà di reali vite sradicate, la vita di tutti noi si gioca fra i poli dell’errare e del dimorare. Abate sa restituire tutta la dimensione di questa condizione dell’esistere e, infine, dà una patria all’anima nomade: l’amore per una donna cui è dedicata l’ultima sezione della raccolta; l’estremo, aperto confine delle «terre d’andata».

Yaku: "la visione dell'acqua" in un libro

Francesca Caprini, giornalista romano-trentina, è referente di Yaku, un’associazione che si occupa di difesa del bene comune acqua. Collabora con movimenti sociali e popolazioni indigene latinoamericane. Quest'estate porterà dei rappresentanti della popolazione indigena colombiana U'wa in Trentino per una serie di incontri su acqua, aria e terra. Presenta al TBF un libro – “La visione dell'acqua" – che traccia un'ideale parabola di lotte e partecipazione dalla guerra dell'acqua di Cochabamba ai referendum sull'acqua in Italia.
All’indomani del referendum, una riflessione ampia su quello che sta dietro una lotta in difesa di un bene comune prezioso e trasversale come l'acqua. La campagna referendaria italiana contro la privatizzazione dei servizi idrici nasce da lontano, nel 2003. Lungo il suo percorso ha agglomerato visioni e forze sociali  inizialmente molto differenti fra loro. Ed è andata oltre la mera elaborazione sociale, economica e politica insita in una battaglia civile. L'acqua fa risuonare dentro corde che credevamo ferme. Ed ha in sè un seme rivoluzionario che ci obbliga a mettere in discussione il tempo in cui viviamo. In Trentino, l'acqua ritorna ad evocare il mondo montano nel quale la nostra cultura alpina ha radici, un mondo magico e aspro che pensiamo di avere domato e definitivamente sottomesso. L’incontro sarà condotto dal giornalista de “l’Adige” Renzo Maria Grosselli.

lunedì 4 aprile 2011

Lorenzo Da Ponte, non solo Amadeus

Un tributo ad uno scrittore e letterato ingiustamente ridotto nei secoli al rango di librettista dalle malevole biografie mozartiane; colui che per primo fece conoscere nelle Americhe – più di 200 anni fa – le opere del Metastasio, di Dante, Virgilio e Petrarca. Stiamo parlando di Lorenzo Da Ponte, autore della celebre Trilogia di Amadeus Mozart («Le nozze di Figaro», «Don Giovanni» e «Così fan tutte»). Sarà l'attore Riccardo Gadotti (voce recitante) a raccontare la vicenda, accompagnato al pianoforte dal Maestro Roberta Ropa e del mezzosoprano Aida Masumi.
Il monologo è stato scritto da Pino Loperfido – che è anche ideatore del TBF. Nel «Cuoco di Mozart», dice Loperfido, Da Ponte viene «calato nella nostra contemporaneità ipertecnologica e depressa, nella quale, ne siamo sicuri, si sarebbe trovato a meraviglia». Quella con Mozart, fu «una collaborazione magica, rara», ma non esaurì la sua vita. Da Ponte scrisse più di trenta libretti d’opera, ma anche fini componimenti poetici, oltre al volume delle memorie. Conobbe Foscolo, Casanova, Mozart, gli imperatori Giuseppe e Leopoldo, diffuse l’opera lirica e la letteratura italiana in America, si conquistò l’onore dei grandi e a cacciarsi frequentemente nei guai. Insomma, «genio e avventuriero sono le parole che lo spiegano meglio»

venerdì 18 marzo 2011

Libri, vino e cucina: tra sensualità e humour

L'appuntamento è per sabato 18 giugno alle 11. Al Trentino Book Festival si parla di libri, di vino e di cucina, ma non solo, in compagnia delle scrittrici Roberta Deiana e Francesca Negri.
Prendete un romanzo chick lit che parla di vino e cibo in chiave femminile, un Sex & the city declinato in chiave enogastronomica. Aggiungeteci un libro di cucina inedito in cui trovare dalla ricetta scritta in stile romanzo erotico a quella buttata giù in terzine dantesche, dalla ricetta stile noir anni ’50 a quella scritta come una canzone di Paolo Conte.
Poi prendete una giornalista ironica che ama scrivere in punta di penna e girare in tacco 15 e una food stylist irriverente e dalla simpatia dirompente, amanate dei rossetti rosso fuoco . Mischiate bene tutti gli ingredienti, annaffiateli con del buon vino e il risultato sarà questo tandem letterario in cui Francesca Negri, autrice del romanzo Sex and the wine (Curcu&Genovese), e Roberta Deiana, autorice del Piccolo ricettario per cuochi perdigiorno (Bietti), chiacchiereranno con voi della magia del vino e del cibo, con humor e sensualità.

lunedì 28 febbraio 2011

Giacomo Sartori racconta la tragedia di Galeazzo Ciano

Si intitola "Cielo nero" (pagine 230, 16 euro) ed è ambientato nell'autunno del 1943, nei giorni di Salò, il nuovo libro di Giacomo Sartori, che sarà al Trentino Book Festival. Un romanzo storico sulla tragedia di Galeazzo Ciano, il genero del duce, giustiziato dalla milizia fascista dopo il celebre processo di Verona. Alla sbarra, tra le mura di Castelvecchio, i membri del Gran consiglio del fascismo che poche settimane prima, il 25 luglio, avevano sottoscritto l'ordine del giorno di Dino Grandi che sfiduciava Benito Mussolini dalla carica di presidente dl Consiglio.
Giacomo Sartori, nato nel 1958, è agronomo, e vive tra Trento e Parigi. Vediamo cosa dice di questa sua ultima fatica: “In passato ho voluto scrivere un romanzo sulle ultime fasi della malattia di mio padre, sulla sua agonia. Mi sono quindi messo all’opera. Prima ancora che me ne rendessi conto il testo mi ha però preso per mano, conducendomi molto indietro, in plaghe dove non avevo pianificato di avventurarmi. Incurante della mia costernazione me ne ha mostrate i recessi meno presentabili, ha preteso che prendessi nota di quello che vedevo. Non c’era niente da fare, non mollava la mia mano: dovevo stare lì, dovevo liberarmi dei filtri abituali con i quali interpretavo il mio mondo. Per capire qualcosa del paesaggio inospitale dove mi trovavo, costellato di canzoni patriottiche e motti ideologici e camice nere, mi sono dovuto documentare sul fascismo, del quale sapevo molto poco. Un vero lavorone, che mi ha permesso però di penetrare nel tempio segreto del mio genitore: molte di quelle che pensavo essere particolarità del suo carattere, scoprivo, erano in realtà riverberi più o meno diretti e più o meno vividi della sua epoca. Del resto quel suo universo nero, constatavo, mi aveva in realtà irrimediabilmente contagiato, beninteso senza che me ne rendessi conto: le reazioni erano germinate in me come malattie non ancora diagnosticate, vere e proprie bombe a effetto ritardato. Nel romanzo s’è insomma incistato quel passato ormai desueto che gettava una luce implacabile, come un sole ostinato che tardi a tramontare, non solo su mio padre morente, ma anche su me stesso. Ho dovuto parlare – cosa ancora più remota dai piani iniziali – di me.
Documentandomi sul fascismo mi sono imbattuto in quella tragedia nazionale che è l’esecuzione di Galeazzo Ciano. Mussolini, il dittatore senescente e ormai schiavo dei frutti mortiferi delle sue malefatte, lascia condannare a morte, con l’accusa di averlo tradito, il marito della figlia preferita, con la quale ha avuto fin dall’inizio un legame selvaggio e pavido. Come in una tragedia raciniana il genero non può fare niente per evitare la morte che sente avvicinarsi, nessuno può fare nulla per scongiurarla. Nemmeno Edda Mussolini, che si batte con unghiate di pantera ferita, scoprendo in lei quel ruolo di moglie devota mai abitato in precedenza, e nemmeno la giovane spia che i tedeschi gli hanno affiancato, e tosto caduta nella rete del suo charme (avviando un doppio gioco che le fa rischiare ogni giorno la pelle). Lui non è uno stinco di santo, ha anzi colpe tetragone e raccapriccianti, e fino all’ultimo sfoggia con baldanza la sua alterigia e la sua irresponsabilità, però sul finire in lui germina anche una timida e scontrosa grandezza, e muore degnamente. Hanno previsto di fucilarlo alle spalle, come si deve a un traditore, ma lui all’ultimo momento si volta, guarda in faccia chi gli spara. L’esecuzione si svolge all’italiana, e quindi nessuno dei condannati è ucciso dalle approssimate raffiche del plotone, e dopo concitate confabulazioni vengono sparati altri colpi, e poi si passa a un trattamento individuale alla tempia, e per finire ci vuole qualche ulteriore pistolettata per pacare gli ultimi sussulti. Una scena da macelleria, ha commentato un testimone pur ben svezzato alle carneficine naziste.
Questo dramma incastonato nel più vasto dramma nazionale mi ha soggiogato fin dal primo momento. Per convincermi a raccontarlo le ha usate tutte, ma proprio tutte, sussurrandomi fra le altre cose che nessun altro aveva osato farlo, che era pane per i miei denti, che era un’occasione d’oro. Certo, queste sue lusinghe erano allettanti, ma a niente sarebbero valse se non mi avesse irretito con le sue qualità intrinseche. Insomma, l’ho scritto. Con i miei mezzi e i miei vezzi, vale a dire condensando, sposando angoli visuali bislacchi, e giocando di ellissi, al punto da rendere forse incomprensibile la vicenda. E la mia scrittura ha voluto dire la sua, recidendo ulteriormente e raggrumando, con storpiature somatiche e cinetiche degne del miglior Bacon: invece del televisivo tomo di settecento pagine che avrebbe scatenato frotte di lussuriosi editori, è venuto fuori un serrato groviglio di parole. Invece di starsene in panciolle il lettore è chiamato a collaborare e a interrogarsi. Della tarantiniana macelleria finale, tanto per fare un esempio, nel mio libro non c’è traccia. Cosa ci posso fare, così è.
Finito un libro, uno scrittore ha la tendenza a domandarsi cosa vuol dire e perché lo ha scritto. Spesso la risposta è piuttosto facile, o per lo meno le tracce a terra sono evidenti. A posteriori, per esempio, lo capisco bene perché ho scritto il romanzo su mio padre: per imparare le verità a cui accennavo qui sopra (si ha sempre tendenza a dimenticare che gli scrittori parlano in primo luogo a loro stessi). Altre volte è più arduo. Confesso che questa volta mi è quasi impossibile. Certo Galeazzo Ciano è il prototipo dell’italiano, e la sua vicenda ci dice moltissimo sul potere in Italia, a cominciare da quello attuale. E la sua tragedia è il tipico macabro colpo di testa di un paese dedito alla commedia. Ma queste sono in fondo giustificazioni esteriori, che non mi sembrano poter risvegliare, da sole, la macchina narrativa che sonnecchia in me. Un altro argomento più sottile potrebbe allora essere che io tante bassezze di Ciano le conosco nell’intimo, o comunque posso capirle. Per descrivere un personaggio occorre invischiarsi nei lacci appiccicosi dell’empatia: e io sento sulla pelle il suo barcamenarsi tra vanità e abiezione, il suo compulsivo bisogno di conferme profane e virili, la sua intelligenza fulminea ma schiava dei sentimenti più infantili, il suo avvilupparsi con ghigni di baldracca nella sua stessa bassezza, le roboanti strategie per non specchiarsi nella melanconia, le inascoltate fragilità di fanciulla della sua salute precaria, compagne delle più inscusabili crudeltà.
Per finire vorrei confessare che a quel processo mio padre c’era. Non ho potuto chiedergli dei dettagli, perché l’ho saputo solo a stesura ultimata, quando lui aveva tolto il disturbo ormai da anni, ma ora so per certo che scalpitava tra gli spettatori, pure lui ebbro di vendetta. Le attrazioni inconsce non sono mai abbastanza considerate, quando si parla di scrittura. Si scrive con le trippe e con il sangue, il sangue ereditato da chi ci ha preceduto.
Del resto non sta scritto da nessuna parte che un autore debba per forza sapere perché scrive i libri che scrive. Quando ci alziamo la mattina mica sappiamo cosa ci riserverà la giornata, e i piani che facciamo si rivelano il più delle volte fallaci, sordi alle nostre istanze più intime. Per uno scrittore un romanzo non è in fondo che una giornata che dura qualche anno, una giornata che può essere brutta o bella, che può insegnare tanto o dare invece l’impressione – peraltro sempre mendace – di avere sprecato il tempo. Quindi mi arrendo, e dichiaro formalmente che non so perché ho scritto questo romanzo che riconosco pur sempre come sangue del mio sangue.”
[questa riflessione, certo molto parziale, è apparsa sul quotidiano "Trentino" del 08.02.11]

giovedì 10 febbraio 2011

La Distilleria G. Bertagnolli amica del Trentino Book Festival

Da oggi, il TBF ha un’amica in più. Si tratta della rinomata Distilleria G. Bertagnolli, azienda da sempre impegnata nel sostegno dell'arte, dello sport e nella divulgazione della cultura, come lo testimonia la storia stessa dell'azienda. In particolare per la cultura e per la letteratura, la storica azienda trentina ha sempre avuto un’attenzione particolare, consapevole del fatto che la cultura aiuta a vivere meglio e a meglio apprezzare le cose belle e di qualità. Come i prodotti Bertagnolli, appunto.
In occasione del Trentino Book Festival, verranno prodotte delle particolari confezioni da 100 ml, personalizzate con il logo del Festival, da distribuire come prezioso ricordo a scrittori e partecipanti alla kermesse letteraria.
Info: www.bertagnolli.it

venerdì 28 gennaio 2011

Roberto Keller al TBF: "...e poi è arrivata Herta"

Un piccolo editore, una grande scrittrice. Sembra proprio una fiaba la storia del trentino Roberto Keller, che ha scommesso sul talento di Herta Müller (e ha fatto bene...). Una storia che al TBF racconterà lui stesso, in prima persona, dalla scoperta dell’autrice tedesca alla fatidica telefonata che nel 2009 gli ha “sconvolto” piacevolmente la vita professionale.
Dopo aver lavorato da Marcos y Marcos, Keller, nel 2005, Roberto ha fondato la Keller Editore (sei collaboratori, un solo assunto: lui). Herta Müller, premio Nobel per la letteratura 2009, è nata il 17 agosto 1953 in Romania. Nei suoi lavori la scrittrice racconta la vita sotto il regime comunista di Ceausescu. Traduttrice di tedesco, nel ‘79 perde il lavoro perché si rifiuta di collaborare con la polizia segreta del regime. Ha lasciato il suo paese nel 1987 per andare a vivere in Germania insieme al marito, lo scrittore Richard Wagner. iI libro tradotto in italiano da Keller è Il paese delle prugne verdi. È stato ristampato anche in viaggio su una gamba sola (edito da Marsilio nel ‘92). Tra i suoi romanzi più famosi all’estero (in Italia non è stato ancora pubblicato) c’è The appointment: racconta la storia di una ragazza che, sotto Ceausescu, lavora in una fabbrica di vestiti da uomo destinati ai negozi italiani. E, dentro le giacche e le tasche, cuce un messaggio: “Sposami!”.

sabato 22 gennaio 2011

Il noir civile: sospesi tra la Storia e le storie

Tersite Rossi (al secolo Mattia Maistri e Marco Niro) e Giancarlo Narciso. Autori di “È già sera, tutto è finito”, i primi, e di “Solo fango”, il secondo. Romanzi che si possono definire “civili” nel senso parlano di noi, della nostra storia recente fatta di misteri e di soprusi. Gli attentati degli anni Novanta e l’epopea di Gladio trovano in questo incontro – intitolato “Il noir civile: sospesi tra la Storia e le storie” – un trait d’union con la tragedia di Stava e con la criminalità ambientale che ancora una volta ha portato al dramma.

E sono tre le domande a cui si tenterà di rispondere, per altrettanti stimoli letterario, antropologico e politico-sociale. La Storia con la "S" maiuscola dei grandi eventi può essere narrata attraverso le vicende quotidiane delle persone che vivono la storia con la "s" minuscola? I protagonisti del noir civile sono eroi o anti-eroi? Che impatto possono avere le "storie" romanzate del noir civile sulla realtà sociale e politica?
In un momento storico in cui i libri hanno ricominciato a far paura al Potere, si discuterà della loro valenza civile; di cosa una narrazione può dunque essere in grado di fare.

giovedì 13 gennaio 2011

"Il piccolo mondo di Guareschi": una mostra al Tbf

Il Tbf si pregia di poter ospitare la mostra itinerante "Il piccolo mondo di Guareschi". Universo in sedicesimo popolato da figure farsesche e simpatiche, da persone umili e comuni ma anche dai don Camillo e dai Peppone. Giovannino Guareschi e la sua satira garbata ma efficace che ha entusiasmato, coinvolto, commosso un vastissimo pubblico, non solo italiano, sarà dunque a Caldonazzo, raccontato in una esposizione che rimarrà aperta dal 10 al 19 giugno.
Il successo che raggiunse Giovannino Guareschi negli anni Cinquanta con le versioni cinematografiche di alcuni episodi di «Mondo piccolo» fu enorme: i personaggi di don Camillo e Peppone, rivestiti di celluloide e portati sugli schermi di tutto il inondo, diventarono i simboli di un’epoca. Questo successo forse lo avrebbe raggiunto ugualmente con i suoi libri senza l’aiuto di Cervi-Peppone e Fernandel-don Camillo, ma è indubbio che questi ne accelerarono l’arrivo abbreviando i tempi e offrendogli anche una enorme, inaspettata popolarità. Ed è proprio questa popolarità che permette oggi ai giovani e giovanissimi che lo conoscono solo grazie alla riproposta dei vecchi film in televisione, dato che critica e cultura lo hanno sempre ignorato, di provare interesse e desiderare di saperne di più su di lui.
Il «Club dei Ventitré», che vuole essere un punto di riferimento per queste persone e per tutti coloro che gli vogliono bene, ha creato questa Mostra itinerante con l’intento di offrire loro una informazione ampia e precisa su di lui e sulle sue opere. E, riconoscendo a Cervi-Peppone e a Fernandel-don Camillo il merito di avere conservato e amplificato il ricordo dell’autore per le vecchie e nuove generazioni di spettatori quando il suo nome era circondato dal silenzio ufficiale ha impostato la Mostra all’insegna del «Mondo piccolo».
Per preciso intento del «Club dei Ventitré» la Mostra deve fare tappa dovunque e, in special modo, nei piccoli centri, perché lì il «Mondo piccolo» di Guareschi è più comprensibile, grazie alla somiglianza di situazioni e personaggi che altrove, purtroppo, non esistono più.
La Mostra, all’insegna quindi del «Mondo piccolo», vuole far conoscere lo scrittore, il polemista, il disegnatore ma soprattutto l’uomo perché il suo messaggio di grande umanità, sorretto da una Fede sconfinata, e dettato da una grande simpatia per il suo prossimo, in questo mondo sempre più confuso, non può che far bene a chi lo ascolta.
La Mostra ha carattere antologico e non artistico e si compone di venti pannelli protetti da plexiglas e montati su telai in alluminio anodizzato color testa di moro opaco. I pannelli, numerati, si uniscono a due per due con cerniere che permettono loro di essere aperti a “V” ed essere quindi autoportanti. Contengono (in copia per abbassare il valore assicurativo) documenti, fotografie, ritagli, disegni con relative didascalie e legenda che documentano la vita e le opere di Giovannino Guareschi. Nel primo pannello: un minialbero genealogico con le foto dei nonni, dei genitori, del fratello e di Giovannino. Nel secondo: le foto dei genitori e dei quaderni delle elementari. Nel terzo: foto e documenti delle cooperative socialiste della Bassa, foto di Giovanni Faraboli (il prototipo di Peppone), e di Giovannino al Liceo. Nel quarto: foto, documenti e disegni del periodo parmigiano. Nel quinto e sesto: foto, documenti e disegni del periodo milanese del «Bertoldo» . Nel settimo e ottavo: foto, documenti e disegni del periodo dell’internamento militare nei Lager tedeschi. Nel nono, decimo e undicesimo: foto, documenti e disegni di Giovannino e dei suoi colleghi del primo periodo del «Candido» con le prime grandi campagne legate all’impegno civile. Nel dodicesimo, tredicesimo e quattordicesimo: foto, disegni e documenti sulla nascita letteraria di “Don Camillo” e sul suo successo internazionale. Nel quindicesimo, sedicesimo e diciassettesimo: foto di scena, documenti e disegni legati alla nascita cinematografica di “Don Camillo” e al suo strepitoso successo internazionale. Nel diciottesimo: foto, disegni e documenti legati alle due condanne per diffamazione a mezzo stampa su «Candido» di Einaudi e di De Gasperi. Nel diciannovesimo foto, documenti e disegni sulla chiusura di «Candido» e sugli ultimi lavori di Giovannino. Nel ventesimo: le ultime foto di Giovannino nel suo “Mondo piccolo”. Nei pannelli Giovannino si racconta con pezzi autobiografici.
Fanno parte della Mostra cinque gigantografie rappresentanti Giovannino e i due più famosi interpreti dei suoi personaggi in abito di scena: Fernandel e Gino Cervi. Viaggia assieme alla mostra anche il vecchio “Guzzino 65” di Giovannino.