sabato 18 giugno 2011

Herta e l'uomo che vuol bene ai libri

Incontrare Roberto Keller lascia senza fiato perché, direbbe un adolescente, è incontrare "uno di noi". La fortunata ventura di aver accolto in un catalogo in cui si entra solo a possesso accertato di determinati parametri ("non vi figurano italiani" punzecchia a più riprese l'intervistatore Carlo Martinelli) un premio Nobel non ha scalfito pacatezza e profonda accettazione di una professione che è oggi, forse, non intraprenderebbe più. Non soltanto, spiega, per la costrizione a pesanti esposizioni finanziarie che a tutt'oggi gli comportano, ancor oggi ("dopo un Nobel") di dividersi in più lavori per "pagare i libri". A pesare è piuttosto lo sforzo di salvaguardare uno spazio per sé in un sistema che tende a stritolare i piccoli, avendo un piccolo peso sul mercato l'indicatore della qualità.
Le visioni apocalittiche dei libri accatastati nei banconi dei 2 x 3 dei centri commerciali non turbano soltanto i sonni di chi ama di cuore leggere, hanno modificato il comune, irriflessivo, sentire. Scegliere con cura un traduttore e applicare le carte a mano (fasi distantissime nella lavorazione dell'oggetto-libro, ma impagabili occasioni di esercitare buon gusto e accuratezza) significa essere, né più né meno, eccentrici o quando va bene appartenere alla cerchia ristretta di quegli operatori che nei Saloni del Libro sono forzati a comunicare con lo sguardo, oltre le alte torri dei best-seller il cui spessore risulta francamente inquietante. Eppure il popolo di santi, poeti e navigatori non è un popolo di rassegnati se la piccola editoria conta oggi 8mila ditte in attività contro le 3mila del 2009. A dispetto del sistema che contrae la durata della "vita" del prodotto-libro, delle modifiche in atto circa le modalità dei lanci editoriali (nessuno oggi vuol più recensire un libro che è gia in libreria, il cui tempo si considera, perciò, scaduto), della distribuzione e a dispetto della pura fatica Keller continuerà a "voler bene ai libri", come riconosce affettuosamente Martinelli e a far parte della squadra degli 8mila e ancora più del gruppo dei piccoli di qualità. Sulla sua strada ancora la Müller, di cui ha appena edito "Il Re s'inchina e uccide", presentato in anteprima europea oggi 18 giugno al TBF, prima parte di una serie di racconti che andrà a completarsi con la seconda in uscita l'anno prossimo insieme ad altri titoli tra cui uno di un'autrice italiana.