lunedì 20 giugno 2011

La realtà nello "sguardo di mezzo" di Carmine Abate

È poco più di un bambino Fabio, ma la voce di Carmine Abate arriva fino a lui, lo sollecita, gli fa nascere una curiosità. E trova così il coraggio per fare una domanda, chiede all'autore di "Vivere per addizione" (2010, Mondadori) qual fosse il desiderio più grande della sua vita. La risposta, oltre a commuovere tutti, decide il taglio dell'incontro che va a toccare i temi degli affetti e dell'appartenenza. Avrebbe desiderato stare per sempre con suo padre, Abate, mentre gli è toccato dall'infanzia assistere o essere protagonista di partenze e strappi dolorosi. Nell'ambito della letteratura dell'immigrazione, la testimonianza delle diaspore quanto la necessità di non disperdere il proprio passato sono tematiche care allo scrittore originario della piccola Arbëria. Lì si nasce (Abate, in particolare, a Carfizzi di Crotone il 24 ottobre 1954) marcati da un doppio destino di lontananza: i loro nuclei nascono dall’esilio, dalla fuga.

“Vivere per addizione e altri viaggi” Carmine Abate dialoga con Carlo Martinelli
di Tiziana Tomasini

Era nell’aria. L’acquazzone annunciato si è rovesciato sul Trentino Book Festival di Caldonazzo con notevole intensità. Niente paura. L’incontro è in programma al coperto, nel caseificio di viale Stazione, alle ore 20.00. Alcuni prendono posto in sala con notevole anticipo, già dalle 19.30; nella libreria TBF la colonna dei libri di Carmine Abate (la cui produzione letteraria è inclusa nella Piccola Biblioteca Oscar Mondadori) sta calando vertiginosamente.

Segnali che la dicono lunga su uno degli eventi più attesi. Incontro l’autore al riparo dalla pioggia, casualmente – come la maggior parte degli incontri significativi - poco prima dell’inizio. Un sorriso comunicativo, che sgombra appena un’ombra di malinconia negli occhi scuri. Poche parole per cogliere la passione per la scrittura. La sala è ormai gremita. La partenza per questo breve viaggio letterario è la lettura di due liriche e del racconto “Vivere per addizione”. Sapore autobiografico e di pomi, a rappresentare le stagioni della val di Non. In sintesi il percorso di vita di Carmine, da Sud a Nord. Dalla comunità arbereshe (italo – albanese) ad Amburgo, dalla Calabria alla Germania. L’approdo in Trentino “per calcolo geografico”; un righello e tac, la metà immaginaria tra N – S. Righelli e addizioni, luoghi e persone, lingue e linguaggi. Un autore anche matematico, oltre che geografo, antropologo, linguista. Momenti in sala a volte toccanti, altri decisamente divertenti. La mediazione di Carlo Martinelli, grande alter autore, che parla di sottrazioni e di calcio tedesco. Il giornalista intercala istrionico con “domande cattive”, scherza sulla pronuncia di “pomi” di Abate, sottopone le questioni importanti dell’attuale emigrazione dei popoli. Lo scrittore di poesie, di prose e di “proesie” risponde con la vita vissuta, con le esperienze maturate all’estero, come la vita da supplente in cerca di camere per la notte. Con le andate e con i ritorni, con il passato ed il presente. Tre domande del pubblico riportano la figura del padre, simbolo delle radici del viaggiatore, di colui pronto a partire. Pronto a percorrere le strade della vita. Naturalmente calorosi gli applausi di chiusura. Tra le braccia che cercano affannosamente penne e libri da far firmare, cerco invano una copia per l’autografo. Non importa, so che incontrerò ancora Carmine Abate. Forse casualmente, come poco prima dell’inizio. O forse in qualche altro viaggio letterario. Per addizione.