venerdì 17 giugno 2011

Per Nanda tutti ben svegli sulla collina

Chissà se dipende dalla straripante energia che l'ispirata Maura Pettorruso imprime alla rilettura scenica di un'intellettuale straordinaria per per i doni lasciati liberalmente a tutti gli innamorati della poesia e della letteratura. Chissà se dipende dall'incantesimo con cui Edgar Lee Masters avvince ogni lettore al primo addentrarsi nella foresta di voci della Spoon River Antology. Chissà se a fare incantevole la serata è stata la musica - ben più che un accompagnamento - di Gabriele Muscolino (voce e chitarre), Daniele Filosi (chitarra) e Marco Stagni (contrabbasso), efficace nel rievocare quel Faber che ognuno dei numerosissimi presenti allo spettacolo di venerdì 17, se qualcuno glielo domandasse, indicherebbe come padre putativo. E se, invece, a tenere alti i giri di un motore in crescendo per una performance indimenticabile, fosse il temerario scorrazzare del testo nella Beat Generation, soffermandosi pensoso su Hemingway, sulla sua grandezza e la sua tragica fine? Di Ernest Hemingway non si tace certo il Nobel, ma se ne mette in luce il ruolo di "grande amico" (con un'espressione rubata a Vittorio Sereni) per la Pivano che, eludendo le angustie della mentalità del suo tempo, ha portato in Italia quanto di rivoluzionario si faceva in letteratura oltreoceano.
Ed è per questo che la chiamiamo Nanda, abbreviandone teneramente il nome come si fa con un familiare. Per questo sentiamo di doverle tanto: un insegnamento, il suo, non esaurito nella grande quantità di imprescindibili testi resi in un magnifico italiano. Piuttosto l'indicazione, e l'apertura, della strada da percorrere: "libertà l'ho vista svegliarsi ogni volta che ho suonato" ci dice De Andrè che proietta se stesso musicista in quel Jones vissuto senza curarsi né di denaro, né di amore, né del cielo. A noi risvegliare la libertà ogni volta che abbiamo fame di vita.