domenica 19 giugno 2011

Certi che non v'è certezza, se non nella parola

Ogni testo contiene dei significati di cui l'autore può restare a lungo ignaro, osserva Giorgio Antoniacomi dopo aver ascoltato l'attore Denis Fontanari leggere brani di suoi lavori. Nell'occasione in cui si presenta "Terza persona plurale - Racconti portoghesi: due narrazioni", Antoniacomi sottolinea come ogni incontro sia nella vita un'occasione. Anche per mettere al vaglio, perché no, la solidità di certe scelte, la loro vocazione a durare piuttosto che la loro revocabilità. Se è possibile che uno scrittore non riconosca più le sue righe, o non le veda più uguali a quelle che da sempre conosce, è anche possibile che un uomo incontri se stesso più volte, e che si riconosca, seppure tanto diverso in età e in caratteristiche. Nasce così il paradosso di un'autobiografia che è tutto fuorché compatta e coerente, in cui la biografia dell'autore passa attraverso situazioni diversissime tra loro. Una straordinaria sensibilità induce, sottolinea Alberto Pacher che affianca Giorgio nella doppia veste di fraterno amico e di collaboratore, all'ascolto appassionato e al reperimento di preziose informazioni che pervengono e sono rese tramite la parola. Un'ineffabile ironia, impreziosita da una coltivata passione per le opere dell'ingegno umano, tempera lo slancio ed evita la dispersione o, peggio, la trappola dell'identificazione
. Così la sperimentazione procede e lo spirito resta libero di indossare età, culture e professioni diverse, secondo l'estro e il talento. La letteratura, in quest'ottica, altro non è che un ambito in cui riaffermare l'idea che la parola è piacere di conquistare il mondo, pacificamente s'intende; di ordinarlo per il puro gusto di restituire, in pochi attimi, un ricchissimo Caos da cui estrarre nuovi elementi, nuove possibilità.