lunedì 13 giugno 2011

Bossi Fedrigotti: "La scrittura, mio lavoro e mia vita"


Non ha certo bisogno di presentazioni: è notissima fin dal 1980, anno dell’esordio nella narrativa con "Amore mio, uccidi Garibaldi". A quel romanzo ne sono seguiti molti altri, mentre la collaborazione con il «Corriere della Sera» l’ha fatta conoscere al grande pubblico come firma delle pagine dedicate alla cultura e al costume. Venerdì 17 giugno il Trentino Book Festival incontra in Isabella Bossi Fedrigotti una felice sinergia tra letteratura e giornalismo.

Roveretana che vive a Milano, Lei porta al Trentino Book Festival l'esperienza e l'appeal della metropoli. Qual è, per una scrittrice? 
Per una scrittrice direi che non importa dove vive. tanto quel che scrive se lo devo cavare dal cuore. Per una giornalista può invece essere importante avere due luoghi di riferimento, in quanto l'uno e  l'altro si riescono a comprendere meglio anche con il distacco della lontananza.
La vita porta spesso a connettere, in una stessa esistenza, ambienti e stili di vita diversissimi tra loro. 

Lei scrive fin da bambina. Considera la scrittura una sorta di tutela della memoria o un ponte lanciato verso il futuro, senza certezza di approdo? 
Prima di tutto la scrittura è la mia professione, il mio lavoro e, in fin dei conti, anche la mia vita.  La scrittura, come , del resto, la lettura, bonifica l'uomo e, a volte, gli salva la vita. Serve a sapere chi sei, ricordarti da dove vieni, a volte anche a intravedere la strada dove vai. Ed è un potentissimo mezzo di comunicazione, ovviamente.

Condivide con molti autori il doppio impegno, oltre che sul fronte della letteratura, su quello del giornalismo? Cosa l'una attività può dare all'altra?  
Il giornalismo mi ha tolto la paura della pagina bianca, mi ha insegnato a scrivere in mezzo al chiasso senza lasciarmi disturbare e costituisce l'esercizio quotidiano di scrittura per la lunga maratona letteraria necessaria per un romanzo. La scrittura letteraria mi ha, invece, dato l'abitudine, importantissima per il giornalismo, di scavare dentro di me per trovare le ragioni dei fatti.

Quale, tra i suoi libri, Le è più caro e perché? 
Il "mio" libro è "Magazzino vita", che parla della mia casa. È il più triste ma anche quello al quale avevo pensato da sempre.

Ricorrendo il 150mo dell'Unità d'Italia, c'è una domanda inevitabile. Com'è nata l'idea di attingere ad un epistolario privato - in cui Leopoldina Lobkowitz ingiunge allo sposo, suo bisnonno, di sopprimere l'eroe dei Due Mondi - per ripercorrere la storia del Paese? 
È nata dalla lettura di quell’epistolario. Che peraltro ho poi rielaborato secondo le mie corde...