Yaku, adesso è l'ora della svolta!
Dissero "Ya basta" le popolazione dell'America Latina contro un liberismo crudele che le spogliava di ogni bene, primo tra tutti l'acqua. Scoppiò una guerra a Cochabamba e non molto più tardi l'Uruguay inserì nella costituzione il diritto all'acqua. Dicevano "Ya basta" perché chi tocca l'acqua tocca e minaccia la Madre, il principio di tutto. Hanno detto basta 27 milioni d'italiani andati alle urne lo scorso fine settimana, scegliendo di esprimersi in un referendum cui televisione e stampa hanno ostentatamente dedicato poco spazio: eppure la risposta c'è stata, e uno spontaneo sentimento "di pancia" ha avuto un'epocale traduzione in politica. E tutto è cambiato, ha detto con soddisfazione la giornalista Francesca Caprini che insieme a Renzo Maria Grosselli ci ha presentato sabato 18 il libro "La visione dell'acqua" curato dall'associazione Yaku ("acqua" in lingua quechua) e recentissimamente uscito da Edizioni Nova Delphi. Tema tra i più urgenti per la coscienza civile, la tutela dell'acqua come bene pubblico ha visto oggi una trattazione lucida e fittamente argomentata, con il vivo apporto di esperienza di Caprini che in America Latina ha vissuto a lungo. È anche la peculiarità del luogo a fare la differenza, ha sottolineato il collega Grosselli, in un Trentino che è risorsa idrica per il Paese e vive da sempre una cultura montana, in cui l'acqua ha un ruolo primario, non solo sul piano dell'ovvia utilità ma anche su quello dell'immaginazione e dell'espressione artistica.