di Valeria Gasperi
A pochissimi giorni dal debutto del Trentino Book Festival, mentre sono già state inaugurate le mostre dedicate a Guareschi e al pittore Luigi Prati Marzari, abbiamo scambiato qualche parola con Pino Loperfido. Ecco come il direttore artistico, nonché ideatore della manifestazione, ne illustra caratteristiche e prospettive.
Lei somiglia a un "operatore culturale" come lo erano certi editori cinquecenteschi. La cura minuziosa del testo pronto a circolare, il pregio di carte e rilegatura è un magnifico biglietto da visita. Ma prima l’editore aveva trovato il talento, o aveva colto una segnalazione corretta, dedicando tempo e intuizione all’ambiente in cui viveva. Di che tipo di cultura abbiamo bisogno oggi e come può un’iniziativa, una Rassegna letteraria, rispondere a questo bisogno?
Quando Aldo Manuzio rincorre Baldassar Castiglione per mezza Europa è animato certamente da qualcosa in più di una semplice passione commerciale o lavorativa. La ricerca che lo porterà all'invenzione del "tascabile" è lunga e precisa al limite della pignoleria. Quello che Manuzio aveva colto – ma è un parere puramente personale – era la necessità che la cultura andasse per la sua strada naturale, senza più condizionamenti sociali o religiosi.
Controllata e dosata come la fiammella di un semplice accendino, a cultura avrebbe presto o tardi appiccato un incendio di dimensioni inimmaginabili e di durata pazzesca. Il web e la libertà digitale che oggi stanno ribaltando le dittature sono le effetti più recenti di quell'incendio.
Abbiamo bisogno di una cultura che ci abbracci e ci faccia riscoprire chi siamo veramente. Il libro può essere un ottimo veicolo di queste cultura. E un Festival come il nostro veicolo per il libro, per la sua storia e per le storie che hanno fatto grande la letteratura di ogni tempo.
La tecnologia vorrebbe fidanzarsi con la letteratura. Ma c’è un patto stretto già con l’informazione… immagina un divorzio, o un caso di bigamia? E al proposito, cosa pensa dell’e.book che i tablet del mondo portando ad arricchire la "dote" degli studenti?
Vedo su piani completamente diversi letteratura e informazione, così come immagino molto lontane tra loro la letteratura d'autore e divulgativa e quella professionale. L'amara verità è che oggigiorno il vero patto è stato stretto tra il potere editoriale e quello tecnologico, impegnati in una propaganda a favore dell'eBook che ha dell'assurdo. Intanto perché le falsità che si leggono sull'argomento sono all'ordine del giorno. Poi perché mi pare inutile voler a tutti i costi imporre una cultura digitale in un campo che una simile cultura rigetta fisiologicamente. E infine – e la cosa mi spaventa molto – perché abbiamo da una parte una società e un Potere che spacciano un mezzo di controllo per veicolo di libertà e dall'altra un pubblico che passivamente si prepara alla dominazione definitiva, al controllo orwelliano di ogni nostra mossa di essere umano sulla scacchiera del mondo.
Chi, tra gli ospiti del Trentino Book Festival, potrà sorprenderci? Da quale autore possiamo attendere un’indicazione chiara circa le sorti dell’editoria? O potremo, nel caso di Keller, risentir parlare del tradizionale tema del "fiuto"?
Gli ospiti del TBF sono persone libere che potranno naturalmente dire ciò che pensano senza condizionamenti. L'intento non è tanto quello di accogliere pseudo-rivelazioni (che tanto piacciono ai media senza idee) quanto quello di fondare un "luogo", un buen retiro in cui il libro possa ancora essere considerato l'ultimo baluardo della nostra libertà, l'ultima isola delle nostre più vere passioni. Riunire persone che sanno quello che fanno, che amano il proprio lavoro e non hanno in mente altro che questo. Roberto Keller, ma anche Paolo Curcu e i soci delle Edizioni Il Margine, sono alcune di queste. Un lavoro fatto con leggerezza calviniana. Come Perseo che per tagliare la testa alla Gorgone si regge su quanto di più leggero esista, il vento e le nuvole, onde non rimanere pietrificato, così i piccoli editori e la media editoria indipendente, ma anche autori sganciati da certe logiche come Mauro Corona o Eraldo Affinati, possono fare della leggerezza la loro arma per sconfiggere la Medusa del Potere.
Si capisce benissimo che significa essere indipendenti nella propria vita, riguardo alle relazioni, agli stili di interazione sociale. Ma quando si riveste una funzione pubblica, come divulgare un messaggio culturale, quali sono il valore e il costo dell’indipendenza?
La società in cui viviamo è fatta a cerchi concentrici. In mezzo ci sta il cittadino. Poi, a mano a mano che ci allontaniamo, ci sono le associazioni, i comuni, le province, regioni, ecc. Non possiamo certo non tenerne conto affrontando un avventura come quella del TBF. Indipendenza è, spesso, una parola abusata. Io credo che la vera indipendenza sia non tanto quella finanziaria, ma quella legata ad una proposta comprensibile a tutti quei cerchi. La funzione pedagogica della cultura dev'essere bidirezionale, praticata da persone illuminate e intelligenti, come lo era Aldo Manuzio.
Nell’ultima domanda bisogna sempre inserire il futuro. Quale auspica per il Festival al debutto? Ovvero, quale futuro Lei, giornalista e scrittore, auspica per il libro?
Il migliore futuro possibile.