domenica 24 aprile 2011

“Dormono tutti sulla collina”: per Nanda Pivano

Imperdibile, al TBF, lo spettacolo programmato per venerdì 17 (ore 21.30, Piazza Municipio). Si tratta di “Dormono tutti sulla collina”, presentato da Trento Spettacoli, con la straordinaria interpretazione di Maura Pettorruso. Si tratta di un monologo ispirato alla vita di Fernanda Pivano, con le musiche di Fabrizio De Andrè tratte da "Non al denaro, non all'amore, né al cielo”. Le musiche saranno eseguite dal vivo da Daniele Filosi (chitarre), Gabriele Muscolino (voce, chitarra, bouzouki) e Marco Stagni (contrabbasso).

Nel 1930 Cesare Pavese, assetato di 'conoscenza' e sempre alla ricerca di nuove realtà, si fa mandare dagli Stati Uniti la ‘Spoon River Anthology’ di Edgar Lee Masters.
Qualche anno dopo Fernanda Pivano, la ragazza allora allieva di Pavese che avrebbe poi portato in Italia e tradotto i più grandi autori della nuova cultura americana, riceve il libro. E inizia a tradurlo. Quasi per sfida. Quasi per gioco. E se ne innamora perdutamente. Si innamora di 'quel ragazzo a cui l'anima volò via', e all'insaputa del suo maestro lo traduce.
È l'inizio folgorante di una storia incredibile, una storia che sembrerebbe un meraviglioso romanzo se non fosse storia vera, vissuta da una grande protagonista, 'Nanda', e dai suoi straordinari compagni di viaggio: lo stesso Pavese, Ernest Hemingway, conosciuto a Cortina e mai più dimenticato, Allen Ginsberg e la beat generation emergente.
Una storia bellissima che non può che avere come trama musicale la trasposizione della stessa Antologia di Spoon River ad opera di uno dei più grandi musicisti italiani, Fabrizio De Andrè.
‘Non al denaro, non all'amore, né al cielo’, la poetica e affascinante trasposizione musicale di alcune poesie dell'immensa opera di Masters. Un matto, un medico, un chimico, un blasfemo, un ottico, un giudice, un malato di cuore, e infine il suonatore Jones riprendono vita nell'opera di De André. Degna colonna sonora a questa storia che parla di sogni, di meraviglie, di sofferenze, di coraggio.

VIVERE PER ADDIZIONE nelle TERRE DI ANDATA

Grande attesa per l’incontro di domenica 19 giugno (ore 20, con Carlo Martinelli) in cui Carmine Abate parlerà dei suoi libri più recenti, Vivere per addizione e altri viaggi (racconti, Mondadori 2010) e Terre di andata (poesie e proesie, Il Maestrale 2011). Un avvincente percorso di bruciante attualità, scandito da viaggi (e terre) di andata e di ritorno, nella memoria e nel presente. E tra la nostalgia di chi parte e quella di chi resta, la difficile ricerca dell'identità. Infine la comprensione che emigrare non è solo strappo, ferita, ma è soprattutto ricchezza. Che non è inevitabile sentirsi lacerati tra due o più mondi. Che si può vivere, consapevolmente, per addizione.

Scrittore plurale (arbëresh calabrese italiano tedesco-germanese trentino), Abate manifesta in questi testi le tappe di un concretissimo viaggio su e giù per l’Europa e di un viaggio della mente e del cuore dentro una non meno tangibile e quotidiana esperienza multiculturale. È un procedere sostenuto, trascinante col suo ritmo da treno in corsa, lungo gli anni e i luoghi di una storia di emigrazione da cui nasce una poesia di appartenenze-distanze, di nostalgie cercate e respinte, di incontri-scontri. Aggirato il monolite identitario, evitati il cosmopolitismo di maniera e la facile sublimazione del meticciato, la parola va a esplorare la faglia dove risiede la problematicità del vissuto migrante. La parola, per i sentieri salvifici che ogni poesia tenta, trova esito in potenti figurazioni simboliche e, spesso armata di ironia e autoironia, si distende in vere e proprie narrazioni (il diario, l’aneddoto, la favola, la lettera, il racconto surreale). Da qui anche una fisionomia stilistica frontaliera, apertamente formalizzata in quelle che l’autore chiama «proesie», ma camuffata con mutue contaminazioni di prosa e poesia, in gradazioni varie. Così la parola, frequentando irriducibili complessità, anch’essa mai stabile, finisce per giocare con la differenza delle lingue, diviene parola rapportata, smontata, sfigurata, ri-significata. Eppure la pronuncia soggettiva attraversa qui un’altra grande frontiera, parte dall’io per arrivare a un noi che parla a ogni uomo, perché, aldilà di reali vite sradicate, la vita di tutti noi si gioca fra i poli dell’errare e del dimorare. Abate sa restituire tutta la dimensione di questa condizione dell’esistere e, infine, dà una patria all’anima nomade: l’amore per una donna cui è dedicata l’ultima sezione della raccolta; l’estremo, aperto confine delle «terre d’andata».

Yaku: "la visione dell'acqua" in un libro

Francesca Caprini, giornalista romano-trentina, è referente di Yaku, un’associazione che si occupa di difesa del bene comune acqua. Collabora con movimenti sociali e popolazioni indigene latinoamericane. Quest'estate porterà dei rappresentanti della popolazione indigena colombiana U'wa in Trentino per una serie di incontri su acqua, aria e terra. Presenta al TBF un libro – “La visione dell'acqua" – che traccia un'ideale parabola di lotte e partecipazione dalla guerra dell'acqua di Cochabamba ai referendum sull'acqua in Italia.
All’indomani del referendum, una riflessione ampia su quello che sta dietro una lotta in difesa di un bene comune prezioso e trasversale come l'acqua. La campagna referendaria italiana contro la privatizzazione dei servizi idrici nasce da lontano, nel 2003. Lungo il suo percorso ha agglomerato visioni e forze sociali  inizialmente molto differenti fra loro. Ed è andata oltre la mera elaborazione sociale, economica e politica insita in una battaglia civile. L'acqua fa risuonare dentro corde che credevamo ferme. Ed ha in sè un seme rivoluzionario che ci obbliga a mettere in discussione il tempo in cui viviamo. In Trentino, l'acqua ritorna ad evocare il mondo montano nel quale la nostra cultura alpina ha radici, un mondo magico e aspro che pensiamo di avere domato e definitivamente sottomesso. L’incontro sarà condotto dal giornalista de “l’Adige” Renzo Maria Grosselli.

lunedì 4 aprile 2011

Lorenzo Da Ponte, non solo Amadeus

Un tributo ad uno scrittore e letterato ingiustamente ridotto nei secoli al rango di librettista dalle malevole biografie mozartiane; colui che per primo fece conoscere nelle Americhe – più di 200 anni fa – le opere del Metastasio, di Dante, Virgilio e Petrarca. Stiamo parlando di Lorenzo Da Ponte, autore della celebre Trilogia di Amadeus Mozart («Le nozze di Figaro», «Don Giovanni» e «Così fan tutte»). Sarà l'attore Riccardo Gadotti (voce recitante) a raccontare la vicenda, accompagnato al pianoforte dal Maestro Roberta Ropa e del mezzosoprano Aida Masumi.
Il monologo è stato scritto da Pino Loperfido – che è anche ideatore del TBF. Nel «Cuoco di Mozart», dice Loperfido, Da Ponte viene «calato nella nostra contemporaneità ipertecnologica e depressa, nella quale, ne siamo sicuri, si sarebbe trovato a meraviglia». Quella con Mozart, fu «una collaborazione magica, rara», ma non esaurì la sua vita. Da Ponte scrisse più di trenta libretti d’opera, ma anche fini componimenti poetici, oltre al volume delle memorie. Conobbe Foscolo, Casanova, Mozart, gli imperatori Giuseppe e Leopoldo, diffuse l’opera lirica e la letteratura italiana in America, si conquistò l’onore dei grandi e a cacciarsi frequentemente nei guai. Insomma, «genio e avventuriero sono le parole che lo spiegano meglio»