venerdì 17 giugno 2011

Stati e storie di famiglia con Isabella Bossi Fedrigotti

Famiglia e famiglie l'argomento principe della conversazione tra Isabella Bossi Fedrigotti e Luciana Grillo che l'ha intervistata venerdì 17 giugno nell'affollatissima Sala del Caseificio. Famiglia è stata ed è base della società, primo riferimento sociale per l'individuo e per eccellenza ambito della formazione e dell'attitudine alla relazione. Famiglia è insieme di regole, così quella di Bossi Fedrigotti, "ordinata" nel respingere le insidie delle emozioni che conducono inevitabilmente al caos. Famiglia è spesso ai tempi nostro totale deregulation, dove figli e genitori sconnessi gli uni dagli altri, in una "casa vuota", ricercano affannosamente un dialogo che manca di presupposti. Si delinea, da botta e risposta del vivace incontro cui assistiamo, la responsabilità di ognuno nel gestire DNA e tempo dell'esistere. Una fille de famille diventa giornalista d'inchiesta (e, per inciso, la prima giornalista donna a firmare un fondo per il «Corriere della Sera») e si sporca le mani nel male di vivere degli adolescenti moderni. Al contempo, è madre orgogliosa d'insegnare ai propri figli le parole del cuore, del sentimento, per il piacere di farlo e per riempire una lacuna della sua propria educazione. Può accettare la nostalgia come pena per aver abbandonato la sua terra, che chiama con tenerezza Heimat
(e in questa accezione frequente protagonista dei suoi lavori), se la professione lo ha richiesto. Ma troppo a lungo le donne hanno accettato di dire a se stesse che il tempo da riservare alla famiglia dev'essere un tempo di qualità: sarebbe ora di ammettere, ha detto Bossi Fedrigotti, che i nostri figli e i nostri cari meritano la quantità. Famiglia? è anche quel cerchio sacro in cui si tengono affetti e progetti e che le istituzioni europee dovrebbero tutelare, prendendosi carico di ragazzi e adolescenti mentre i genitori sono assorbiti dal lavoro. Basterebbe, per iniziare, attivare la frequenza pomeridiana anche negli istituti superiori: Francia e Germania percorrono questa strada da anni e con risultati interessanti.