Il successo che raggiunse Giovannino Guareschi negli anni Cinquanta con le versioni cinematografiche di alcuni episodi di «Mondo piccolo» fu enorme: i personaggi di don Camillo e Peppone, rivestiti di celluloide e portati sugli schermi di tutto il inondo, diventarono i simboli di un’epoca. Questo successo forse lo avrebbe raggiunto ugualmente con i suoi libri senza l’aiuto di Cervi-Peppone e Fernandel-don Camillo, ma è indubbio che questi ne accelerarono l’arrivo abbreviando i tempi e offrendogli anche una enorme, inaspettata popolarità. Ed è proprio questa popolarità che permette oggi ai giovani e giovanissimi che lo conoscono solo grazie alla riproposta dei vecchi film in televisione, dato che critica e cultura lo hanno sempre ignorato, di provare interesse e desiderare di saperne di più su di lui.
Il «Club dei Ventitré», che vuole essere un punto di riferimento per queste persone e per tutti coloro che gli vogliono bene, ha creato questa Mostra itinerante con l’intento di offrire loro una informazione ampia e precisa su di lui e sulle sue opere. E, riconoscendo a Cervi-Peppone e a Fernandel-don Camillo il merito di avere conservato e amplificato il ricordo dell’autore per le vecchie e nuove generazioni di spettatori quando il suo nome era circondato dal silenzio ufficiale ha impostato la Mostra all’insegna del «Mondo piccolo».
Per preciso intento del «Club dei Ventitré» la Mostra deve fare tappa dovunque e, in special modo, nei piccoli centri, perché lì il «Mondo piccolo» di Guareschi è più comprensibile, grazie alla somiglianza di situazioni e personaggi che altrove, purtroppo, non esistono più.
La Mostra, all’insegna quindi del «Mondo piccolo», vuole far conoscere lo scrittore, il polemista, il disegnatore ma soprattutto l’uomo perché il suo messaggio di grande umanità, sorretto da una Fede sconfinata, e dettato da una grande simpatia per il suo prossimo, in questo mondo sempre più confuso, non può che far bene a chi lo ascolta.
La Mostra ha carattere antologico e non artistico e si compone di venti pannelli protetti da plexiglas e montati su telai in alluminio anodizzato color testa di moro opaco. I pannelli, numerati, si uniscono a due per due con cerniere che permettono loro di essere aperti a “V” ed essere quindi autoportanti. Contengono (in copia per abbassare il valore assicurativo) documenti, fotografie, ritagli, disegni con relative didascalie e legenda che documentano la vita e le opere di Giovannino Guareschi. Nel primo pannello: un minialbero genealogico con le foto dei nonni, dei genitori, del fratello e di Giovannino. Nel secondo: le foto dei genitori e dei quaderni delle elementari. Nel terzo: foto e documenti delle cooperative socialiste della Bassa, foto di Giovanni Faraboli (il prototipo di Peppone), e di Giovannino al Liceo. Nel quarto: foto, documenti e disegni del periodo parmigiano. Nel quinto e sesto: foto, documenti e disegni del periodo milanese del «Bertoldo» . Nel settimo e ottavo: foto, documenti e disegni del periodo dell’internamento militare nei Lager tedeschi. Nel nono, decimo e undicesimo: foto, documenti e disegni di Giovannino e dei suoi colleghi del primo periodo del «Candido» con le prime grandi campagne legate all’impegno civile. Nel dodicesimo, tredicesimo e quattordicesimo: foto, disegni e documenti sulla nascita letteraria di “Don Camillo” e sul suo successo internazionale. Nel quindicesimo, sedicesimo e diciassettesimo: foto di scena, documenti e disegni legati alla nascita cinematografica di “Don Camillo” e al suo strepitoso successo internazionale. Nel diciottesimo: foto, disegni e documenti legati alle due condanne per diffamazione a mezzo stampa su «Candido» di Einaudi e di De Gasperi. Nel diciannovesimo foto, documenti e disegni sulla chiusura di «Candido» e sugli ultimi lavori di Giovannino. Nel ventesimo: le ultime foto di Giovannino nel suo “Mondo piccolo”. Nei pannelli Giovannino si racconta con pezzi autobiografici.
Fanno parte della Mostra cinque gigantografie rappresentanti Giovannino e i due più famosi interpreti dei suoi personaggi in abito di scena: Fernandel e Gino Cervi. Viaggia assieme alla mostra anche il vecchio “Guzzino 65” di Giovannino.